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Gaio Giulio Cesare
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mwfaGaio Giulio Cesare (in latino Gaius Iulius Caesar, pronuncia restaurata o classica; AFI: [ˈɡäː.i.ʊs ˈjuː.li.ʊs ˈkɐ̯ɛ̯.sär];cite-ref-4[N 2]cite-ref-5[3] nelle epigrafi C·IVLIVS·C·F·CAESAR e DIVVS IVLIVS;cite-ref-testo-epigrafe2-6-0[4] in greco antico Γάϊος Ἰούλιος Καῖσαρ?, Gáïos Iúlios Kaîsar; Roma, 13 luglio 101 a.C.cite-ref-n-101-1-1[1] o 12 luglio 100 a.C.cite-ref-n-100-2-1[2] – Roma, 15 marzo 44 a.C.) è stato un politico, militare, scrittore e oratore romano, considerato una delle figure più importanti e influenti della storiacite-ref-7[5] nonché uno dei migliori generali di ogni tempocite-ref-8[6].

Ebbe un ruolo fondamentale nella transizione del sistema di governo dalla forma mwmwrepubblicana a quella mwnaimperiale. Fu mwnqdictator di Roma alla fine del mwng49 a.C., nel mwnw47 a.C., nel mwoa46 a.C. con carica decennale e dal mwoq44 a.C. come perpetuo, e per questo ritenuto da mwogGaio Svetonio Tranquillo il primo dei mwowmwpadodici Cesari, in seguito sinonimo di mwpqimperatore romano.cite-ref-9[7] Con la mwqgconquista della Gallia estese il dominio della mwqwRes Publica Romana fino al mwraMare del Nord e al mwrqReno e portò gli mwrgeserciti romani a invadere per la prima volta la mwrwBritannia e la mwsaGermania, nonché a combattere in mwsqSpagna, mwsgGrecia, mwswEgitto, mwtaPonto (attuale Anatolia nord-orientale) e mwtqAfrica.

Il mwtwprimo triumvirato, l'accordo privato per la spartizione del potere con mwuaGneo Pompeo Magno e mwuqMarco Licinio Crasso Dive, segnò l'inizio della sua ascesa. In base all'accordo, Cesare sarebbe stato eletto mwugconsole con l'appoggio politico di mwuwPompeo e finanziario di mwvaCrasso; in cambio, una volta mwvqconsole, avrebbe ratificato i provvedimenti presi in mwvgOriente da mwvwPompeo, avrebbe concesso le terre ai suoi veterani, e avrebbe avviato delle riforme a favore del mwwaceto equestre per mwwqCrasso. Con il rinnovo del triumvirato, a mwwgLucca nel mwww56 a.C., fu riconfermato mwxaproconsole in mwxqGallia Cisalpina (e mwxgIllirico settentrionale), mwxwGallia Narbonense e mwyaGallia Comata. Dopo la morte di Crasso, caduto contro i mwyqParti (mwygCarre, mwyw53 a.C.), Cesare si scontrò con Pompeo e la fazione degli mwzamwzqoptimates per il controllo dello Stato. Nel mwzg49 a.C., di ritorno dalla Gallia, guidò le sue legioni attraverso il mwzwRubicone (sulla cui linea, nell'81 a.C., mwaaLucio Cornelio Silla Fortunato aveva spostato il confine del mwaqpomerio della città) e scatenò una mwagguerra civile (pronunciando le celebri parole mwaw«mwbaAlea iacta est»). Sconfisse Pompeo a mwbqFarsalo (mwbg48 a.C.) e successivamente gli altri mwbwoptimates, tra cui mwcaMarco Porcio Catone poi detto mwcqUticense, divenendo padrone indiscusso di Roma.

Con l'assunzione della dittatura a vita diede inizio a un processo di radicale riforma della società e della politica romana, assicurandosi potere assoluto sulla Repubblica. Il suo operato provocò la reazione dei conservatori, finché un gruppo di senatori, capeggiati da mwcwQuinto Servilio Cepione Bruto, mwdaGaio Cassio Longino e mwdqDecimo Giunio Bruto Albino, cospirò contro di lui, uccidendolo alle mwdgidi di marzo del mwdw44 a.C. (15 marzo 44). Nel mwea42 a.C., appena due anni dopo il suo assassinio, il mweqSenato lo mwegdeificò ufficialmente, elevandolo a mwewdivinità. L'eredità riformatrice e storica di Cesare fu quindi raccolta da mwfaGaio Ottavio Turino, suo pronipote e mwfqfiglio adottivocite-ref-10[8] con il nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano.

Le campagne militari e le azioni politiche di Cesare sono da lui stesso dettagliatamente raccontate in terza persona nei mwgwmwhaCommentarii de bello Gallico e nei mwhqmwhgCommentarii de bello civili. Numerose notizie sulla sua vita sono presenti negli scritti di mwhwAppiano di Alessandria, il già citato mwiaSvetonio, mwiqLucio Mestrio Plutarco, mwigLucio Cassio Dione Cocceiano e mwiwStrabone. Altre informazioni possono essere rintracciate nelle opere di autori suoi contemporanei, come nelle lettere e nelle orazioni del suo rivale politico mwjaMarco Tullio Cicerone, nelle poesie di mwjqGaio Valerio Catullo e negli scritti storici di mwjgGaio Sallustio Crispo.

Contents

Note

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L'aspetto fisico

Una dettagliata descrizione dell'aspetto fisico di Cesare fu scritta all'interno del mwmwmwnaDe vita Caesarum:

«Cesare era di alta statura e ben formato, aveva una carnagione chiara, il viso pieno e gli occhi neri e vispi. Godeva di florida salute, ma negli ultimi tempi era solito rimanere vittima di svenimenti e incubi notturni; nell'esercizio delle sue funzioni, fu anche colto due volte da un attacco di epilessia. Nella cura del corpo fu alquanto meticoloso al punto che non solo si tagliava i capelli e si radeva con diligenza, ma addirittura si depilava, cosa che alcuni gli rimproveravano. Sopportava malissimo il difetto della calvizie per la quale spesso fu offeso e deriso, e per questo si era abituato a tirare giù dalla cima del capo i pochi capelli. Tra tutti gli onori che il popolo e il senato gli decretarono, infatti, non ne ricevette o abusò mai nessuno più volentieri che il diritto di portare sempre una corona di alloro. Dicono che fosse ricercato anche nel vestire: usava infatti un laticlavio frangiato fino alle mani e si cingeva sempre al di sopra di esso con una cintura assai lenta. [...] Molti lo descrissero come estremamente desideroso di lusso ed eleganza.»

(Svetonio, Cesare, 45-46)

Fonti e storiografia

Le principali fonti per la vita e il ruolo di Gaio Giulio Cesare sono rappresentate dalle biografie:

• mwowSvetonio (mwpamwpqVite dei dodici Cesari),
• mwpwPlutarco (mwqamwqqVite parallele),
• mwqwAppiano (mwramwrqHistoria Romana),
• mwrwCassio Dione (mwsamwsqHistoria Romana),

È nominato in:

• mwxwCatullo (mwyaLiber)
• mwywMarco Anneo Lucano (mwzamwzqPharsalia)

Cesare stesso poi scrisse due opere storiografiche sulle proprie imprese, narrando di sé in terza persona: i mwzwmw0aCommentarii de bello gallico e i mw0qmw0gCommentarii de bello civili.

Biografia

Origini familiari

Cesare nacque il 13 luglio del mw2w101cite-ref-n-101-1-2[1] o il 12 luglio del mw4a100 a.C.cite-ref-n-100-2-2[2] nella mw5qSuburra, un quartiere di mw5gRoma, da un'antica e nota mw5wfamiglia mw6apatrizia, la mw6qgens Iulia, che, secondo il mito, annoverava tra gli antenati anche il primo e grande re romano, mw6wRomolo, e discendeva da mw7aIulo (o mw7qAscanio), figlio del principe mw7gtroiano mw7wEnea, figlio a sua volta della dea mw8aVenere.cite-ref-12[10]cite-ref-13[11]

Il ramo della mw-ggens Iulia che portava il mw-wmw-acognomen "Caesar" discendeva, secondo il racconto di mw-qPlinio il Vecchio, da un uomo venuto alla luce in seguito a un mw-gparto cesareo (dal verbo mw-wlatino 'tagliare', mwaqacaedo, -ĕre, caesus sum, pron. 'kae-do, 'kae-sus sum).cite-ref-14[12] La mwaqyStoria Augustacite-ref-15[13] suggerisce invece altre tre possibili spiegazioni sull'origine del nome: che il primo Cesare avesse ucciso un elefante (mwaqscaesai in mwaqwberbero) in battaglia durante la mwaq0prima guerra punica,cite-ref-16[14] che fosse nato con una folta capigliatura (dal latino mwaricaesaries), oppure con occhi di colore celeste particolarmente vivo (dal latino mwarmoculis caesiis).

«Le congetture cui ha dato luogo il nome di Cesare, l'unico di cui il principe del quale racconto la vita si sia mai fregiato, mi sembrano degne di essere riferite. Secondo l'opinione dei più dotti e informati, la parola deriva dal fatto che il primo dei Cesari fu chiamato così per aver ucciso in combattimento un elefante, animale chiamato

kaesa

dai Mauri; altra opinione è che il termine derivi dal fatto che, per darlo a luce, fu necessario sottoporre la madre, che era morta prima di partorire, a un'operazione di parto cesareo. Si crede anche che la parola possa derivare dal fatto che il primo dei Cesari nacque con i capelli lunghi o dal fatto che aveva degli occhi celesti incredibilmente vispi. Bisogna comunque considerare felice la circostanza, quale che fu, che diede origine a un nome tanto famoso, che durerà in eterno.»


Nonostante le origini aristocratiche, la famiglia di Cesare non era ricca per gli standard della nobiltà romana, né particolarmente influente. Ciò rappresentò inizialmente un grande ostacolo alla sua carriera politica e militare, e Cesare dovette contrarre ingenti debiti per ottenere le sue prime cariche politiche. Inoltre, negli anni della giovinezza dello stesso Cesare, lo zio mwaryGaio Mario si era attirato le antipatie della mwarcmwargnobilitas repubblicana (anche se successivamente Cesare riuscì a riabilitarne il nome) e questo metteva anche lo stesso Cesare in cattiva luce agli occhi degli mwarkmwarooptimates.

Il padre, mwarwsuo omonimo, era stato mwar0pretore nel mwar492 a.C. e aveva probabilmente un fratello, mwar8Sesto Giulio Cesare, che era stato console nel mwasa91 a.C., e una sorella, mwaseGiulia, che aveva sposato mwasiGaio Mario intorno al mwasm110 a.C. La madre era mwasqAurelia Cotta, proveniente da una mwasufamiglia che aveva dato a Roma numerosi mwasyconsoli. Il futuro dittatore ebbe due sorelle, entrambe di nome Giulia: mwascGiulia maggiore, probabilmente madre di due dei nipoti di Cesare, mwasgLucio Pinario e mwaskQuinto Pedio, menzionati insieme a Ottaviano nel suo testamento,cite-ref-17[15] e mwas4Giulia minore, sposata con mwas8Marco Azio Balbo, madre di Azia minore e di mwateAzia maggiore, a sua volta madre di mwatiOttaviano.

La famiglia viveva in una modesta casa della popolare e malfamata Suburra, dove il giovane Giulio Cesare fu educato da mwatqMarco Antonio Gnifone, un illustre grammatico nativo della mwatuGallia. Cesare trascorse il suo periodo di formazione in un'epoca tormentata da gravi disordini. mwatyMitridate VI, re del mwatcPonto, minacciava le province orientali; contemporaneamente, era in corso in Italia la mwatgguerra sociale e la città di Roma era divisa in due fazioni contrapposte: gli mwatkmwatooptimates, favorevoli al potere aristocratico, e i mwatsmwatwpopulares o democratici, che sostenevano la possibilità di rivolgersi direttamente all'elettorato. Pur se di nobili origini, fin dall'inizio della sua carriera Cesare si schierò dalla parte dei mwat0populares, scelta sicuramente condizionata dalle convinzioni dello zio Gaio Mario, capo dei mwat4populares e rivale di mwat8Lucio Cornelio Silla, sostenuto da aristocrazia e Senato.cite-ref-18[16]

La gioventù

Nell'mwauw86 a.C. lo zio mwau0Gaio Mario morì, e nell'mwau485 a.C., quando Cesare aveva solo quindici anni, morì il padre mwau8Gaio Giulio Cesare il Vecchio.cite-ref-19[17] L'anno seguente Cesare ripudiò la sua promessa sposa mwavqCossuzia per sposare mwavuCornelia minore, figlia di mwavyLucio Cornelio Cinna, alleato di Gaio Mario nella guerra civile.cite-ref-20[18] Il nuovo legame con una famiglia notoriamente schierata con i popolari, oltre alla parentela con Mario, causarono problemi non indifferenti al giovane Cesare negli anni della dittatura di mwavsSilla. Questi cercò di ostacolarne in tutti i modi le ambizioni, bloccando la sua nomina a mwavwmwav0Flamen Dialis; la situazione poi si aggravò quando il mwav4dittatore, avuta la meglio su Mitridate VI, nell'82 a.C. rientrò in Italia, sconfisse i seguaci di Mario nella mwav8battaglia di Porta Collina, si autoproclamò mwawadittatore perpetuo per la riforma delle leggi e la restaurazione della repubblica e cominciò a eliminare i suoi avversari politici; ordinò a Cesare di mwawedivorziare da Cornelia poiché non era patrizia, ma Cesare rifiutò. Silla meditò allora di farlo uccidere,cite-ref-21[19] ma dovette poi desistere dopo i numerosi appelli rivoltigli dalle mwawyVestali e da mwawcGaio Aurelio Cotta. In quell'occasione esclamò:

(latino)

«Vincerent ac sibi haberent, dum modo scirent eum, quem incolumem tanto opere cuperent, quandoque optimatium partibus, quas secum simul defendissent, exitio futurum; nam Caesari multos Marios inesse!»

(italiano)

«Abbiatela pure vinta, e tenetevelo pure! Un giorno vi accorgerete che colui che volete salvo a tutti i costi sarà fatale alla fazione degli Ottimati, che pure tutti insieme abbiamo difeso. In Cesare ci sono, infatti, molti Gaio Mario!»


Cesare, temendo per la sua vita, lasciò comunque Roma, prima ritirandosi in mwawoSabina (dove fu costretto a cambiare alloggio ogni giorno)cite-ref-22[20] e poi, raggiunta la giusta età, partendo per il servizio militare in mwaw8Asia, come mwaxalegato del mwaxepretore mwaxiMarco Minucio Termo.cite-ref-23[21] Fu Minucio a ordinare al giovane legato di recarsi presso la corte di mwaxcNicomede IV, sovrano del piccolo Stato della mwaxgBitinia. Di questa missione si parlò a lungo a Roma, ove si diffuse la voce che Cesare aveva avuto una relazione amorosa con il sovrano, più vecchio di lui di oltre 30 anni, come testimoniano i canti intonati dai legionari dello stesso Cesare oltre trentacinque anni dopo.cite-ref-24[22] In ogni modo, come legato di Minucio durante l'mwax0assedio di Mitilene, Cesare partecipò per la prima volta a uno scontro armato, distinguendosi per il suo coraggio, tanto che gli fu conferita la mwax4corona civica, che veniva concessa a chi, in combattimento, avesse salvato la vita a un cittadino.cite-ref-25[23] In seguito alle riforme promulgate da Silla, a chi fosse stata conferita una corona militare sarebbe stato garantito l'accesso al Senato.

Rientrato a Roma Minucio, Cesare rimase in mwayqCilicia, partecipando come patrizio romano a diverse operazioni militari che si svolsero in quella zona, come l'mwayuazione contro i pirati (che proprio in Cilicia avevano il loro punto di forza) sotto il comando di mwayyPublio Servilio Vatia. In quanto di famiglia patrizia, lì fu associato con alcuni incarichi a vari comandanti romani.cite-ref-26[24]

Il ritorno a Roma e le prime esperienze politiche (78-69 a.C.)

Dopo due anni di potere assoluto, Silla si dimise dalla carica di dittatore, ristabilendo il normale governo consolare. Cesare rientrò a Roma solo quando ebbe notizia della morte di Silla (mwazi78 a.C.),cite-ref-27[25] e il suo ritorno coincise con il tentativo di ribellione anti-sillana capeggiato da mwazcMarco Emilio Lepido e bloccato da mwazgGneo Pompeo. Cesare, non fidandosi delle capacità di Lepido, che pure lo aveva contattato,cite-ref-28[26] non partecipò alla ribellione, e cominciò invece a dedicarsi alla carriera forense come pubblico accusatore e a quella politica come esponente dei popolari e nemico dichiarato degli ottimati. In questa fase, benché ancora giovanissimo, egli dimostrò già una grandissima intelligenza politica, evitando di rimanere implicato in un'insurrezione male organizzata e destinata a naufragare nell'insuccesso.cite-ref-29[27]

Cesare, che non si era apertamente schierato contro la politica sillana, evitando di partecipare all'insurrezione di Lepido, decise di sostenere l'accusa di mwaaiconcussione contro mwaamGneo Cornelio Dolabella, per atti durante il suo mandato di governatore in mwaaqMacedonia e quella di estorsione contro mwaauGaio Antonio Ibrida.cite-ref-30[28]cite-ref-canfora7-8-31-0[29] Entrambi gli accusati erano membri influenti del partito degli ottimati e in entrambi i casi, anche se l'accusa fu pronunciata con perizia, perse le cause: Dolabella, che probabilmente si era macchiato anche di vari crimini durante le mwaa4proscrizioni sillane, fu assolto dall'accusa di concussione grazie all'abilità oratoria dei suoi avvocati mwaa8Lucio Aurelio Cotta e mwabaQuinto Ortensio Ortalo.cite-ref-32[30] Il discorso di Cesare, che non si è conservato, dovette però essere di ottima fattura, come testimonia il fatto che fosse ancora oggetto di studio nel II secolo.cite-ref-33[31] Anche nel processo ad Antonio Ibrida, Cesare pronunciò un discorso particolarmente efficace, tanto da costringere lo stesso Ibrida, per ottenere l'assoluzione, ad appellarsi ai mwabktribuni della plebe tramite mwabomwabsprovocatio ad populum, sostenendo che non gli erano garantite delle eque condizioni processualistiche.cite-ref-34[32] Benché l'esito del processo non compaia nell'opera di nessuno storico, è probabile che anche Ibrida riuscì a evitare la condanna. Cesare, che sapeva fin dal principio che le sue azioni legali non avevano alcuna possibilità di riuscita, attraverso l'esordio nel mondo forense si accreditò come importante rappresentante della fazione dei mwacapopulares,cite-ref-canfora7-8-31-1[29] anche se l'esito negativo dei processi lo convinse a lasciare Roma una seconda volta per evitare le vendette della mwacunobilitas sillana.cite-ref-35[33]

Cesare decise allora, nel 74 a.C., di recarsi a mwacsRodi, vera e propria meta di pellegrinaggio per i giovani romani delle classi più alte, desiderosi di apprendere la cultura e la filosofia greca e la retorica per accrescere la sua innata arte oratoria.cite-ref-36[34] Durante il viaggio fu però rapito dai mwadapirati cilici, al largo dell'isola di mwadeFarmacussa, una delle mwadiSporadi meridionali a sud di mwadmMileto.cite-ref-37[35] Quando questi gli chiesero di pagare venti mwadgtalenti (circa mezza tonnellata d'argento), Cesare ne rimase irritato, sostenendo di valerne non meno di cinquanta. Mandò i suoi compagni a Mileto perché ottenessero la somma di denaro con cui pagare il riscatto, mentre lui sarebbe rimasto a Farmacussa con due schiavi e il medico personale.cite-ref-38[36] Durante la permanenza sull'isola, che si protrasse per trentotto giorni,cite-ref-39[37] Cesare compose numerose poesie e le sottopose poi al giudizio dei suoi carcerieri; più in generale, mantenne un comportamento piuttosto particolare con i pirati, trattandoli sempre come se fosse lui ad avere in mano le loro vite e promettendo più volte che una volta tornato libero li avrebbe fatti uccidere tutti per mezzo della crocifissione.cite-ref-40[38]

Quando i suoi compagni ritornarono, portando con sé il denaro che le città avevano offerto loro per pagare il riscatto (in particolare, la stessa Mileto che si ritenne responsabile della faccenda),cite-ref-41[39] Cesare si rifugiò nella mwaeoprovincia d'Asia, governata dal mwaespropretore Marco Iunco.cite-ref-42[40] Giunto a Mileto, Cesare armò delle navi e tornò in tutta fretta a Farmacussa, dove catturò senza difficoltà i pirati; poi si recò con i prigionieri al seguito in mwafeBitinia, dove Iunco stava sovrintendendo all'attuazione delle volontà espresse da Nicomede IV nel suo testamento. Qui chiese al propretore di provvedere alla punizione dei pirati, ma questi si rifiutò, tentando invece di impadronirsi del denaro sottratto ai pirati stessi,cite-ref-43[41] e decise poi di rivendere i prigionieri.cite-ref-44[42] Cesare allora, prima che Iunco potesse mettere in atto i suoi progetti, si rimise in mare lasciando la Bitinia e procedette egli stesso all'esecuzione dei prigionieri: come aveva giurato loro più volte, li fece crocifiggere dopo averli strangolati, in modo da evitare loro una lunga e atroce agonia.cite-ref-45[43] mwaf4 In questo modo, secondo le fonti filocesariane, egli non fece altro che adempiere ciò che aveva promesso ai pirati durante la prigionia,cite-ref-46[44] e poté anzi restituire i soldi che i suoi compagni avevano dovuto richiedere per il riscatto.cite-ref-47[45]

Terminata la vicenda dei pirati, Cesare prese parte alla guerra contro mwaggMitridate VI del Ponto (mwagkterza guerra mitridatica), combattendo nella provincia d'Asia e arruolando navi e milizie ausiliarie.cite-ref-48[46] Nel mwag473 a.C., mentre ancora si trovava in Asia, fu eletto nel collegio dei mwag8pontefici, per compensare il fatto che avesse perso la carica del flaminato per fuggire da Silla.cite-ref-49[47]

Tornato a Roma,cite-ref-50[48] fu eletto mwahktribuno militare alle elezioni del mwaho72 a.C. per l'anno seguente,cite-ref-51[49] risultando addirittura il primo degli eletti.cite-ref-52[50] Si impegnò dunque nelle battaglie politiche sostenute dai mwaimpopulares, ovvero l'approvazione della mwaiqLex Plautia (che avrebbe permesso il rientro in patria di coloro che erano stati esiliati dopo aver partecipato all'insurrezione di Lepido)cite-ref-53[51] e il ripristino dei poteri dei tribuni della plebe, il cui diritto di mwaikveto era stato notevolmente ridimensionato da Silla, per evitare colpi di mano da parte dei mwaiopopulares. Il ripristino della mwaismwaiwtribunicia potestas fu però ottenuto soltanto nel mwai070 a.C., l'anno del consolato di mwai4Gneo Pompeo Magno e mwai8Marco Licinio Crasso. Entrambi avevano acquisito un grande prestigio portando a termine, rispettivamente, la mwajaguerra sertoriana contro mwajeQuinto Sertorio in Spagna e la mwajiterza guerra servile contro gli schiavi guidati da mwajmSpartaco. Crasso in particolare era in stretti rapporti con Cesarecite-ref-54[52] (lo aiutò infatti più volte finanziandone le campagne elettorali) ma, per quanto incredibilmente ricco grazie alle proscrizioni sillane, dovette far appoggio durante la sua campagna elettorale sul carisma del nascente mwajgleader popolare.

Ascesa politica: dalla questura al consolato (69-59 a.C.)

Dalla questura al pontificato (69-63 a.C.)

Cesare fu eletto mwakiquestore per il mwakm69 a.C.cite-ref-55[53] Dopo il consolato di Pompeo e Crasso, il clima politico romano si stava avviando al cambiamento, grazie al quasi totale smantellamento della costituzione sillana che i due consoli avevano operato. Nel mwakg69 a.C. Cesare pronunciò dai Rostri del Foro,cite-ref-56[54] secondo l'antico costume,cite-ref-57[55] gli elogi funebri per la zia Giulia, vedova di mwaleGaio Mario, e per la moglie Cornelia, figlia di mwaliLucio Cornelio Cinna. Nel farlo, mostrò per la prima volta in pubblico dal periodo sillano le immagini di Gaio Mario e del figlio mwalmGaio Mario il giovane,cite-ref-58[56] e il popolo le accolse plaudente.cite-ref-59[57] Nell'elogio per Giulia,cite-ref-60[58] Cesare esaltava la discendenza della zia per parte di madre da mwamaAnco Marzio, evidenziando come negli esponenti della mwamegens Iulia scorresse ora anche il sangue regale accanto a quello divino.

«Da parte di madre mia zia Giulia discende dai re; da parte di padre si ricollega con gli dei immortali. Infatti i Marzii Re, alla cui famiglia apparteneva sua madre, discendono da Anco Marzio, ma i Giuli discendono da Venere, e la mia famiglia è un ramo di quella gente. Confluiscono, quindi, nella nostra stirpe, il carattere sacro dei re, che hanno il potere supremo tra gli uomini, e la santità degli dei, da cui gli stessi re dipendono.»

(Svetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 6, traduzione di Felice Dessì)

L'elogio di Cornelia parve invece piuttosto insolito, perché non era uso pronunciare discorsi in memoria di donne morte giovani,cite-ref-61[59] ma fu fortemente apprezzato dal popolo,cite-ref-62[60] in quanto celebrava una figura femminile ben lontana da quella della classica matrona romana.cite-ref-63[61]

Sempre nel corso del 69 a.C., Cesare si recò nella mwaneSpagna ulteriore, governata dal propretore Antistio Vetere. Lì si dedicò a un'intensa attività giudiziariacite-ref-svetonio-cesare-7-1-64-0[62] e grazie al suo grande impegnocite-ref-65[63] poté anche accattivarsi le simpatie della popolazione, che liberò dai pesi fiscali che Metello aveva imposto.cite-ref-66[64]

Prima della fine dell'anno, Cesare tornò a Roma, a seguito di due episodi probabilmente leggendari ma particolarmente significativi: durante la notte sognò di avere un rapporto incestuoso con la madre.cite-ref-67[65] Il sogno indicava infatti la necessità di ritornare in patria ed era allo stesso tempo un presagio di dominio del mondo. Mentre osservava poi la statua di mwaomAlessandro Magno a mwaoqCadice (mwaouGades), Cesare fu folgorato e scoppiò in lacrime,cite-ref-svetonio-cesare-7-1-64-1[62] commentando: "Non vi sembra che ci sia motivo di addolorarsi se alla mia età Alessandro regnava già su tante persone, mentre io non ho fatto ancora nulla di notevole?"cite-ref-68[66]

Cesare, dopo aver votato per l'approvazione della mwao8mwapaLex Gabiniacite-ref-69[67] e della mwapumwapyLex Manilia,cite-ref-70[68] fu eletto mwapsedile curule (mwapwaedilis curulis) nel 65 a.C. Grazie al suo comportamento poté consacrarsi definitivamente come nuovo mwap0leader del movimento popolare, conquistandosi le simpatie di tutta la popolazione romana.cite-ref-71[69] Egli fece esporre le sue personali collezioni d'arte nel Foro e sul mwaqiCampidoglio,cite-ref-72[70] e organizzò dei giochi di gladiatori in memoria di suo padre.cite-ref-73[71]cite-ref-74[72] Per la loro magnificenza (vi presero parte oltre trecentoventi coppie di gladiatori),cite-ref-75[73] i giochi suscitarono le preoccupazioni degli mwarmoptimates, che non vedevano di buon occhio l'affermazione di Cesare; essi promulgarono una legge che prevedeva che non si potesse avere alle proprie dipendenze più di un certo numero (a noi sconosciuto) di gladiatori.cite-ref-76[74] Cesare si propose come continuatore della politica antisillana: fece infatti rimettere in piedi i trofei ottenuti da Mario per le vittorie contro i mwargCimbri e i mwarkTeutoni,cite-ref-77[75] e decise, quando fu a capo del tribunale, di considerare come omicidi le uccisioni dei proscritti sotto Silla.cite-ref-78[76]cite-ref-79[77]

Altro grandissimo successo per Cesare fu l'elezione nel 63 a.C. a mwascpontefice massimo, dopo la morte di mwasgQuinto Cecilio Metello Pio, che era stato nominato da Silla. Cesare, per quanto scettico,cite-ref-80[78] si era battuto perché il pontificato tornasse a essere, dopo la riforma sillana, una carica elettiva,cite-ref-81[79] e comprendeva perfettamente quale aspetto avrebbe avuto la sua figura se insignita della carica di tutore del diritto e del culto romano. A sfidarlo c'erano però rappresentanti della fazione degli mwateoptimates molto più anziani e già da tempo giunti al culmine del mwatimwatmcursus honorum, quali mwatqQuinto Lutazio Catulo e mwatuPublio Servilio Vatia Isaurico.cite-ref-82[80] Cesare allora, aiutato anche da mwatoMarco Licinio Crasso, si procurò grandi somme di denaro che usò per corrompere l'elettorato,cite-ref-svetonio-cesare-13-1-83-0[81] e fu dunque costretto a pagare un prezzo altissimo per la sua elezione: il giorno del voto, uscendo di casa, promise infatti alla madre che ella lo avrebbe rivisto pontefice oppure esule.cite-ref-84[82] La nettissima vittoria di Cesarecite-ref-svetonio-cesare-13-1-83-1[81] gettò nel panico gli mwaucoptimates, mentre costituì per il neoeletto pontefice una nuova acquisizione di prestigio, in grado di assicurargli la nomina a mwaugpretore per l'anno seguente. Nel frattempo, per evidenziare l'importanza della sua carica, lasciò la casa natale nella mwaukSuburra per trasferirsi sulla mwauovia Sacra,cite-ref-85[83] cominciando ad attuare una politica volta ad accattivarsi anche le simpatie di mwau8Pompeo Magno.

Dalla congiura di Catilina alla propretura in Spagna (63-61 a.C.)

Nel mwavw63 a.C. irruppe sulla scena politica mwav0Lucio Sergio Catilina. Nobile decaduto, egli tentò più volte di impadronirsi del potere: organizzò una prima congiura nel mwav466 o nel mwav865 a.C., a cui Cesare prese probabilmente parte.cite-ref-86[84] La congiura, che avrebbe portato all'elezione di Crasso come mwawqdittatore e dello stesso Cesare come suo mwawumwawymagister equitum, fallì per l'improvviso abbandono del progetto da parte di Crasso, o forse perché Cesare si rifiutò di dare il segnale convenuto che avrebbe dovuto dare inizio al programmato assalto al Senato.

Quando nel 63 la seconda congiura di Catilina fu scoperta da mwawgMarco Tullio Cicerone (pur non avendo prove certe), mwawkLucio Vezio, amico di Catilina,cite-ref-87[85] fece i nomi di alcuni congiurati, includendo tra essi anche Cesare. Questi fu scagionato dalle accuse grazie al tempestivo intervento di Cicerone, ma resta assai probabile che avesse partecipato, almeno inizialmente, anche a questa seconda congiura.cite-ref-88[86] Ad avvalorare l'ipotesi è il discorso che lo stesso Cesare pronunciò in Senato in difesa dei congiurati mwaxiLentulo e mwaxmCetego: dopo la sua fuga, Catilina aveva lasciato a loro le redini della congiura, ma i due erano stati scoperti grazie a un abile piano congegnato da Cicerone, principale accusatore di Catilina e responsabile del fallimento della congiura. Discutendo sulla pena cui condannare Lentulo e Cetego, molti senatori avevano proposto la condanna a morte; Cesare, invitando tutti a non prendere decisioni avventate e dettate dalla paura, propose invece di confinare i congiurati e di confiscare loro i beni.cite-ref-89[87] Il discorso di Cesare, che aveva convinto molti senatori, fu però seguito da altri: uno, molto acceso, pronunciato da mwaxgMarco Porcio Catone Uticensecite-ref-90[88] e un altro di mwax0Quinto Lutazio Catulo riuscirono a reindirizzare il Senato verso la condanna a morte dei congiurati. Lentulo e Cetego furono quindi condannati a morte senza che fosse concessa loro la mwax4mwax8provocatio ad populum. Il discorso di Cesare, grazie al quale egli si presentò come un uomo saggio e poco vendicativo, fu molto gradito al popolo, che sperava nei benefici che Catilina gli avrebbe concesso; è però probabile che con le sue parole il futuro dittatore tentasse anche di salvare dalla morte degli amici e compagni politici con i quali aveva probabilmente collaborato,cite-ref-91[89] o anche di tenerli come capri espiatori di problemi di cui in futuro lui stesso avrebbe potuto essere artefice.cite-ref-92[90]

Dopo la morte della moglie Cornelia nel mwayk68 a.C., Cesare aveva sposato Pompea, nipote di mwayoSilla.cite-ref-93[91] Ma nel mway862 a.C. mwazaPublio Clodio Pulcro, amante di Pompea, s'introdusse in casa di Cesare, dove la stessa Pompea stava preparando le celebrazioni per la festa di mwazeBona Dea. Scoperto mentre era travestito da ancella, Clodio venne processato per lo scandalo, e Cesare ripudiò Pompea, pur rifiutando di testimoniare contro Clodio al processo.cite-ref-94[92]

Nel 62 a.C. fu mwazcpretorecite-ref-95[93] e un avvenimento particolare durante quell'anno fu la proposta di legge, da parte del tribuno della plebe mwazwMetello Nepote, di far tornare Pompeo dall'Oriente per ristabilire l'ordine nell'Urbe. Cesare supportava questa proposta di legge, mentre Catone si era apertamente opposto. Metello espose comunque la proposta ai mwaz0Concili della plebe, ma l'arrivo di Catone alla seduta fece scoppiare disordini in merito alla questione e, dopo che anche il Senato appoggiò e giustificò legalmente Catone, Metello si dimise e si recò da Pompeo. Anche Cesare rinunciò alla propria carica per solidarietà; il giorno seguente una folla inferocita si recò davanti a casa sua, invitandolo a marciare contro il Senato, ma egli riuscì a calmarla. Il Senato, a seguito di quest'episodio, lo riabilitò nella carica di pretore.cite-ref-96[94]

Nel mwa0m61 a.C. fu poi mwa0qgovernatore con lmwa0u'mwa0ymwa0cimperium di mwa0gpropretore della mwa0kprovincia della mwa0oSpagna ulteriore, dove condusse operazioni contro i mwa0sLusitani; acclamato mwa0wmwa00imperator, gli fu tributato il mwa04trionfo una volta tornato a Roma.cite-ref-97[95] Cesare fu tuttavia costretto a rinunciarvi, in quanto per celebrare il trionfo avrebbe dovuto mantenere le sue vesti di militare e restare fuori dalla città di Roma: il propretore chiese dunque al Senato il permesso di candidarsi al consolato mwa1min absentia, attraverso i suoi legati, ma, anche se il Senato non osteggiava del tutto la proposta, Catone l'Uticense fece in modo che la richiesta fosse respinta, parlando a lungo e temporeggiando. Cesare, posto di fronte a una scelta particolarmente importante per la sua carriera futura, preferì dunque salire il gradino successivo del mwa1qcursus honorum e candidatosi nel mwa1u60 a.C. fu eletto mwa1yconsole per l'anno mwa1c59 a.C.cite-ref-98[96]cite-ref-99[97]

Il triumvirato e il consolato (60-59 a.C.)

Nel mwa2q60 a.C., Cesare stipulò un'alleanza strategica con due tra i maggiori capi politici dell'epoca: mwa2uCrasso e mwa2yPompeo.cite-ref-100[98] Questo accordo privato fu successivamente chiamato dagli storici mwa2sprimo triumvirato; non si trattava di una vera magistratura, ma di un accordo tra privati che, data l'influenza dei firmatari, ebbe poi notevolissime ripercussioni sulla vita politica, dettandone gli sviluppi per quasi dieci anni.cite-ref-primo-triumvirato-101-0[99]

Crasso era l'uomo più ricco di Roma (aveva infatti finanziato la campagna elettorale di Cesare per il consolato) ed era un esponente di spicco della classe dei mwa3ecavalieri. Pompeo, dopo aver brillantemente risolto la guerra in Oriente contro Mitridate e i suoi alleati, era il mwa3igenerale con più successi alle spalle. Il rapporto tra Crasso e Pompeo non era dei più idilliaci, ma Cesare con la sua fine abilità diplomatica seppe riappacificarli, vedendo in un'alleanza tra i due l'unico modo in cui egli stesso avrebbe potuto raggiungere i vertici del potere. Crasso serbava infatti verso Pompeo un certo rancore, da quando quegli aveva celebrato il trionfo per la guerra contro Sertorio in Spagna e per la vittoria contro gli schiavi ribelli, che soffocata la rivolta di Spartaco cercavano di fuggire dall'Italia per attraversare l'arco alpino: ogni merito era andato a Pompeo, mentre Crasso, vero artefice della sofferta vittoria su Spartaco, aveva potuto celebrare soltanto un'mwa3movazione.cite-ref-primo-triumvirato-101-1[99]

mwa3kPompeo avrebbe dovuto sostenere la candidatura al mwa3oconsolato di Cesare, mentre mwa3sCrasso l'avrebbe dovuta finanziare. In cambio di quest'appoggio, Cesare avrebbe fatto in modo che ai veterani di Pompeo venissero distribuite delle terre, e che il mwa3wSenato ratificasse i provvedimenti presi da Pompeo in Oriente; al contempo, com'era desiderio di Crasso e dei cavalieri, fu ridotto di un terzo il canone d'appalto delle imposte della provincia d'Asia. A rinsaldare ulteriormente quanto previsto dal mwa30triumvirato, Pompeo sposò Giulia, la figlia di Cesare.

Nel mwa3859 a.C., l'anno del suo mwa4aconsolato, Cesare portò al servizio dell'alleanza la sua popolarità politica e il suo prestigio, e si adoperò per portare avanti le riforme concordate con gli altri mwa4etriumviri.cite-ref-consolato-102-0[100] Nonostante la forte opposizione del collega mwa4yMarco Calpurnio Bibulo, che tentò in ogni modo di ostacolare le sue iniziative, Cesare ottenne comunque la ridistribuzione degli appezzamenti di mwa4cager publicus per i veterani di Pompeo, ma anche per alcuni dei cittadini meno abbienti.cite-ref-103[101] Bibulo, una volta accortosi del fallimento della sua sterile politica volta esclusivamente alla conservazione dei privilegi da parte della mwa4wnobilitas senatoriale, si ritirò dalla vita politica: in questo modo pensava di frenare l'attività del collega, che invece poté attuare in tutta tranquillità il suo rivoluzionario programma.cite-ref-consolato-102-1[100] Cesare infatti programmò la fondazione di nuove colonie in Italia e per tutelare i provinciali riformò le leggi sui reati di mwa5econcussione (mwa5ilex Iulia de repetundis),cite-ref-104[102] facendo approvare allo stesso tempo delle leggi che favorissero lmwa5c'mwa5gordo equestris: con la mwa5klex de publicanis egli ridusse di un terzo la somma di denaro che i cavalieri dovevano pagare allo Stato, favorendo così le loro attività. Fece infine promulgare una legge che imponeva al Senato di stilare le relazioni di ogni seduta (gli mwa5omwa5sActa Senatus).cite-ref-105[103] In questo modo Cesare si assicurava l'appoggio di tutta la popolazione romana, ponendo le basi per il suo futuro successo.cite-ref-consolato-102-2[100]

Guerra in Gallia (58-50 a.C.)

Durante il mwa6sconsolato, grazie all'appoggio dei mwa6wtriumviri, Cesare ottenne con la mwa60mwa64lex Vatinia del 1º marzocite-ref-106[104] il mwa7mproconsolato delle mwa7qprovince della mwa7uGallia Cisalpinacite-ref-107[105] e dell'mwa7oIllirico per cinque anni,cite-ref-cesareilliricogallie-108-0[106] con un mwa78esercito composto da tre mwa8alegioni (mwa8eVII, mwa8iVIII e mwa8mVIIII). Poco dopo un mwa8qsenatoconsulto gli affidò anche la vicina provincia della mwa8uNarbonense,cite-ref-109[107] il cui proconsole, mwa8oQuinto Cecilio Metello Celere, era morto all'improvviso, e la mwa8sX legione.cite-ref-110[108]

Il fatto che a Cesare fosse stata attribuita inizialmente la provincia dell'Illirico nel suo mwa9emwa9iimperium, con la dislocazione all'inizio del mwa9m58 a.C. di ben tre legioni ad mwa9qAquileia, potrebbe significare che egli intendeva recarvisi in cerca di gloria e ricchezze, con cui accrescere il suo potere, la sua influenza militare e mwa9upolitica con campagne oltre le mwa9yAlpi Carniche fin sul mwa9cDanubio, sfruttando la crescente minaccia delle mwa9gtribù della mwa9kDacia che si erano riunite sotto il loro re mwa9oBurebista.

Burebista aveva infatti guidato il suo popolo alla conquista dei territori a occidente del fiume mwa9wTisza, oltrepassando il mwa90Danubio e sottomettendo l'intera area dove si estende l'attuale mwa94pianura ungherese, ma soprattutto avvicinandosi pericolosamente all'Illirico e alla stessa Italia. La sua avanzata si arrestò improvvisamente, forse per il timore di un possibile intervento diretto romano nell'area mwa98balcano-mwa-acarpatica. E così, invece di continuare nella sua marcia verso Occidente, Burebista tornò nelle sue basi in mwa-eTransilvania. Il cessato allarme sul fronte orientale, indusse Cesare a rivolgere le proprie attenzioni verso la Gallia.

Il Senato sperava con le sue mosse di allontanare il più possibile Cesare da Roma, proprio mentre egli stava acquisendo una sempre maggiore popolarità. Quando lo stesso Cesare promise di fronte al Senato di compiere grandi azioni e riportare splendidi trionfi in Gallia, uno dei suoi detrattori, per insultarlo, urlò che ciò non sarebbe stato facile per una donna, alludendo ai costumi sessuali dell'avversario; il proconsole designato rispose allora ridendo che l'essere donna non aveva impedito a mwa-mSemiramide di regnare sulla Siria e alle mwa-qAmazzoni di dominare l'Asia.cite-ref-111[109] Cesare seppe comprendere le potenzialità che l'incarico affidatogli presentava: in Gallia egli avrebbe potuto conquistare immensi bottini di guerra (con i quali saldare i debiti contratti nelle campagne elettorali), e avrebbe acquisito il prestigio necessario per attuare la sua riforma della mwa-kres publica.cite-ref-semiramide-in-gallia-112-0[110]

Prima di lasciare Roma, nel marzo del mwa-858 a.C.,cite-ref-113[111] Cesare incaricò il suo alleato politico mwa-qPublio Clodio Pulcro, mwa-utribuno della plebe, di fare in modo che Cicerone fosse costretto a lasciare Roma. Clodio fece allora approvare una legge con valore retroattivo che puniva tutti coloro che avevano condannato a morte dei cittadini romani senza concedere loro la mwa-ymwa-cprovocatio ad populum: Cicerone fu quindi condannato per il suo comportamento in occasione della congiura di Catilina, venne esiliato, e dovette lasciare Roma e la vita politica.cite-ref-114[112] In questo modo Cesare cercava di assicurarsi che, in sua assenza, il Senato non prendesse decisioni che compromettessero la realizzazione dei suoi piani.cite-ref-semiramide-in-gallia-112-1[110] Allo stesso scopo, Cesare si liberò anche di un altro esponente dell'aristocrazia senatoriale, mwbaaMarco Porcio Catone, che venne allontanato da Roma inviandolo mwbaepropretore a mwbaiCipro.cite-ref-115[113] Per evitare inoltre di divenire oggetto delle accuse legali dei suoi avversari, si appellò alla mwbaclex Memmia, secondo la quale nessun uomo che si trovava fuori dall'Italia a servizio della mwbakres publica poteva subire un processo giuridico.cite-ref-116[114] Infine, affidò la gestione dei suoi affari a mwba4Lucio Cornelio Balbo, un mwba8eques di origine spagnola; per evitare che i messaggi che gli spediva cadessero nelle mani dei suoi nemici Cesare adoperò un codice cifrato, che prese il nome di mwbbacifrario di Cesare.

Le questioni interne dei Galli: gli Elvezi e i Germani di Ariovisto (58 a.C.)

Mentre si trovava ancora a Roma, Cesare venne a sapere che gli mwbbgElvezi, stanziati tra il mwbbklago di Costanza, il mwbboRodano, il mwbbsGiura, il mwbbwReno e le mwbb0Alpi retiche, si accingevano ad attraversare il territorio della Gallia Narbonense. C'era dunque il pericolo che essi, al loro passaggio sul territorio romano, compissero razzie e incitassero alla rivolta il popolo che ivi risiedeva, gli mwbb4Allobrogi; i territori che si sarebbero svuotati, potevano poi divenire meta delle migrazioni di altri popoli germanici, che si sarebbero trovati a vivere al confine con lo Stato romano, dando origine a un pericolo da non sottovalutare.cite-ref-117[115]

Il 28 marzo Cesare, avuta notizia che gli Elvezi, bruciate le loro città, erano giunti sulle rive del Rodano, fu costretto a precipitarsi in Gallia, dove giunse il 2 aprile, dopo pochissimi giorni di viaggio.cite-ref-118[116] Disponendo solo della decima legione, insufficiente a contrastare un popolo di 368mwbcg 000 individui (tra cui si contavano 92mwbck 000 uomini in armi),cite-ref-119[117] fece distruggere il ponte sul Rodano per impedire che gli Elvezi lo attraversassero,cite-ref-120[118] e cominciò a reclutare in tutta la provincia forze ausiliarie, disponendo, inoltre, la creazione di due nuove legioni nella Gallia Cisalpinacite-ref-121[119] e ordinando a quelle stanziate ad mwbdyAquileia di raggiungerlo al più presto.

Gli Elvezi inviarono a Cesare dei messaggeri che chiesero l'autorizzazione ad attraversare pacificamente la Gallia Narbonense; Cesare, però, temendo che una volta in territorio romano quelli si abbandonassero a razzie, gliela rifiutò, dopo aver fatto fortificare la riva del Rodano. Gli Elvezi, allora, decisero di attraversare il territorio dei mwbdgSequani; Cesare tuttavia, non si disinteressò della questione e, adducendo tra i vari pretesti le devastazioni compiute dagli Elvezi stessi ai danni degli mwbdkEdui, alleati dei Romani, si decise ad affrontarli, e li sconfisse irreparabilmente nella mwbdobattaglia di Bibracte.

Una volta sconfitti, agli Elvezi fu dato ordine di tornare nel loro territorio d'origine, in modo da evitare che questo venisse occupato da popoli germanici provenienti dalle zone del Reno e del Danubio.cite-ref-122[120]

I Galli chiesero allora a Cesare la possibilità di riunirsi in un'assemblea generale per fronteggiare il problema dell'invasione dei mwbeyGermani guidati da mwbecAriovisto.cite-ref-123[121] Questi aveva già invaso la Gallia in precedenza ma, pur avendo ottenuto la vittoria, era stato convinto dal Senato a rientrare entro i propri confini, ottenendo il titolo di mwbewrex atque amicus populi Romani. Quando i Galli, al termine dell'assemblea, chiesero a Cesare di aiutarli a ricacciare l'invasore oltre il Reno, lo stesso Cesare propose ad Ariovisto di stipulare un accordo. Il re germano rifiutò, e Cesare decise di affrontarlo. Le legioni, però, intimorite dalla fama di imbattibilità che i Germani avevano guadagnato, sembravano sul punto di rifiutare il combattimento e ammutinarsi; Cesare, allora, disse che avrebbe sfidato Ariovisto portando con sé solo la fedelissima decima legione, e le altre, per dimostrare il loro valore, accettarono allora di seguirlo.cite-ref-124[122]

Il generale romano avanzò verso Ariovisto, che aveva attraversato il Reno e l'mwbfiIll e, dopo un ultimo fallimentare negoziato, si decise a dare battaglia, presso l'odierna mwbfmMulhouse, ai piedi dei mwbfqVosgi. I Germani furono duramente sconfitti e massacrati dalla cavalleria romana mentre tentavano di salvarsi attraversando il fiume.

Con la vittoria su Ariovisto, Cesare, fermate le invasioni germaniche e posto il Reno come confine tra la Gallia e la Germania stessa, salvò le popolazioni galliche dal pericolo dell'invasione, stabilendo così una propria egemonia sul territorio.cite-ref-125[123]

La sottomissione dei Belgi e dei popoli della costa atlantica (57-56 a.C.)

Dopo aver svernato nella Gallia Cisalpina,cite-ref-126[124] nel mwbge57 a.C., avvalendosi dell'aiuto degli alleati Edui e delle due nuove legioni che aveva fatto arruolare,cite-ref-127[125] Cesare decise di portare la guerra nel nord della Gallia. Qui i Belgi erano da tempo pronti all'attacco, consci del fatto che se Cesare si fosse completamente impossessato della Gallia avrebbero perso la loro autonomia.

Il generale, radunate le forze, marciò allora verso il nord, dove i Belgi si erano radunati in un unico esercito di oltre 300mwbgc 000 uomini. Raggiuntili, diede battaglia e li sconfisse una prima volta vicino a mwbggBibrax presso il fiume mwbgkAxona, provocando loro molte perdite.

Cesare avanzò ancora, quando altri Belgi, in massima parte mwbgsNervi, decisero di unirsi nuovamente per combattere l'esercito romano. Essi attaccarono di sorpresa l'esercito romano, ma Cesare seppure con grandi difficoltà riuscì a respingerli e a contrattaccare, capovolgendo le sorti della battaglia: ottenne infatti la vittoria, riuscendo a uccidere moltissimi nemici.cite-ref-128[126] Portate a termine altre brevi operazioni, Cesare poté dirsi padrone dell'intera Gallia Belgica,cite-ref-129[127] e all'arrivo dell'inverno tornò nuovamente nella Gallia Cisalpina.cite-ref-130[128]

Nel mwbhk56 a.C. a insorgere furono i popoli della costa atlantica, dopo che Cesare aveva mandato il giovane mwbhoPublio Licinio Crassocite-ref-131[129] a esplorare le coste della mwbh8Britannia, lasciando così intuire il suo progetto di espansione verso nord-ovest. Per contrastare gli insorti, Cesare fece allestire una flotta di navi da guerra sulla mwbiaLoiracite-ref-132[130] e dopo aver inviato i propri uomini nei punti nevralgici della Gallia per evitare ulteriori ribellioni si diresse verso la Bretagna, per combattere i mwbiuVeneti.cite-ref-133[131] Dopo aver espugnato alcune città nemiche, egli decise di attendere la flotta appena costruita, che giunse al comando di mwbioDecimo Giunio Bruto Albino. Con essa poté facilmente avere la meglio sui Veneti presso mwbisQuiberon,cite-ref-134[132] e, dopo averli sconfitti, li fece uccidere o ridurre in schiavitù, per punire la condotta incresciosa che avevano tenuto nei riguardi degli ambasciatori romani.cite-ref-135[133]

Le spedizioni in Germania e in Britannia e i primi segnali di rivolta (55-53 a.C.)

Nel mwbjc55 a.C. i popoli germanici degli mwbjgUsipeti e dei mwbjkTencteri, che assieme costituivano una massa di 430mwbjo 000 uomini,cite-ref-136[134] si spinsero fino al Reno e occuparono le terre dei mwbj8Menapi. Cesare, allertato dalla possibilità di un'avanzata germanica in Gallia, si affrettò a raggiungere la mwbkaBelgica, e impose loro di tornare oltre il Reno.cite-ref-137[135] Quando questi si ribellarono agli accordi, Cesare ne fece imprigionare a tradimento gli ambasciatori e ne assaltò a sorpresa gli accampamenti, uccidendo quasi 200mwbku 000 tra uomini, donne e bambini.cite-ref-138[136] L'azione, particolarmente cruenta, suscitò la sdegnata reazione di mwbkoCatone, che propose al Senato di consegnare Cesare ai Galli, in quanto colpevole di aver violato i diritti degli ambasciatori.cite-ref-139[137] Il Senato, invece, proclamò una lunghissima mwbk8mwblasupplicatio di ringraziamento di ben quindici giorni.cite-ref-140[138]cite-ref-141[139] Subito Cesare, costruito in gran fretta un mwblkponte di legno sul Reno, condusse una breve spedizione in Germania per intimidire gli abitanti del luogo e scoraggiare altri eventuali tentativi di invasione.

Nell'estate del 55 a.C., Cesare decise di invadere la ricca e misteriosa Britannia. Dopo alcune operazioni preventive, salpò con ottanta navi e due legioni per sbarcare nei pressi di mwblsDover, poco lontano da dove lo attendeva l'esercito nemico. Dopo un duro combattimento, i Britanni furono sconfitti e decisero di sottomettersi a Cesare, ma tornarono quasi subito alla ribellione, non appena appresero che parte della flotta romana era stata danneggiata dalle tempeste, che impedivano l'arrivo di rinforzi.cite-ref-142[140] Attaccati di nuovo i Romani, i Britanni risultarono, però, nuovamente sconfitti, e furono costretti a chiedere la pace e a consegnare numerosi ostaggi. Cesare tornò allora in Gallia, dove dislocò le legioni negli accampamenti invernali; intanto, però, molti dei Britanni si rifiutarono di inviare gli ostaggi promessi, e Cesare cominciò a programmare una nuova campagna.

Nel mwbme54 a.C., assicuratosi la fedeltà della Gallia,cite-ref-143[141] il generale salpò nuovamente verso la Britannia con ottocento navi e cinque legioni.cite-ref-144[142] Sbarcò senza incontrare nessuna resistenza, ma, non appena si fu accampato, venne attaccato dai Britanni guidati da mwbmoCassivellauno, che sconfisse in due diverse battaglie. Cesare decise allora di portare la guerra nelle terre dello stesso Cassivellauno, oltre il mwbmsTamigi, e attaccò fulmineamente i nemici: dopo che ebbe riportato delle facili vittorie, molte tribù gli si sottomisero e Cassivellauno, sconfitto, fu costretto ad avviare le trattative di pace, che stabilirono che egli avrebbe offerto ogni anno un tributo e degli ostaggi a Roma. Cesare si ritirò allora dalla Britannia stabilendo numerosi rapporti di clientela che posero la base per la mwbmwconquista dell'isola nel mwbm043 d.C.

Il proconsole dislocò le sue legioni negli mwbm8hiberna, quando già in più zone si respirava aria di rivolta. Il capo degli mwbnaEburoni, mwbneAmbiorige, in particolare, decise di prendere d'assedio un accampamento e, convinti con l'inganno i soldati a uscire allo scoperto, li aggredì, massacrando quindici mwbnicoorti. Spinto dal successo, attaccò un altro accampamento, retto da mwbnmQuinto Cicerone; questi si comportò in modo prudente, e attese l'arrivo di Cesare, che mise in fuga l'esercito nemico di 60mwbnq 000 uomini.cite-ref-145[143] Contemporaneamente, anche il luogotenente di Cesare, mwbnkTito Labieno, fu attaccato dai Treveri, guidati da mwbnoInduziomarocite-ref-146[144] ma, sebbene in svantaggio numerico, li sconfisse, uccidendo anche lo stesso capo Induziomaro.cite-ref-147[145]

All'inizio del mwboq53 a.C., Cesare portò il numero delle sue legioni a dieci, arruolandone una mwbouex novo e ricevendone un'altra da Pompeo. Fermata una rivolta nella Belgica, marciò contro mwboyTreveri, mwbocMenapi ed mwbogEburoni, affidando parte delle truppe al luogotenente mwbokTito Labieno. Lo stesso Cesare sottopose a crudeli razzie le terre dei Menapi, che furono costretti a sottometterglisi,cite-ref-148[146] mentre Labieno, mediante vari stratagemmi, poté avere facilmente la meglio sui Treveri e sugli Eburoni.cite-ref-149[147] Venuto a conoscenza delle vittorie del suo luogotenente, Cesare decise di passare di nuovo il Reno, costruendovi un mwbpinuovo ponte, per punire i Germani che avevano appoggiato la rivolta gallica ed evitare che dessero ospitalità ai promotori della rivolta stessa.cite-ref-150[148] Accortosi del rischio che avrebbe corso inoltrandosi in territori a lui sconosciuti, decise di tornare indietro lasciando in piedi il ponte (con l'eccezione della parte terminale) come monito della potenza romana.cite-ref-151[149] Decise dunque di condurre l'intero esercito contro gli Eburoni e il loro capo mwbpsAmbiorige; i popoli limitrofi, impauriti dall'entità delle forze dei Romani, accettarono di sottomettersi a Cesare, e Ambiorige si ritrovò così isolato. Molti Galli, anzi, si unirono ai Romani e cominciarono a combattere gli Eburoni; questi, non senza reagire, furono gradualmente sconfitti e massacrati, così che alla fine dell'estate Cesare poté ritenere vendicate le sue quindici coorti.cite-ref-152[150]

Dalla rivolta di Vercingetorige alla definitiva sottomissione della Gallia (52-50 a.C.)

Ultimo atto della guerra di Gallia fu la rivolta guidata dal capo degli mwbq0Arverni mwbq4Vercingetorige, attorno al quale si strinsero tutti i popoli celti, inclusi gli "storici" alleati dei Romani, gli Edui.

La rivolta ebbe inizio dalle azioni dei mwbraCarnuti, ma ben presto a prenderne il comando fu Vercingetorige che, eletto re degli Arverni, si guadagnò l'alleanza di tutti i popoli limitrofi.cite-ref-153[151] Cesare, allertato, si affrettò a tornare in Gallia, lasciando la Pianura Padana dove si trovava a svernare. Vercingetorige decise di marciargli contro, ma il proconsole in risposta cinse d'assedio la città di mwbruAvarico: riuscì a espugnarla dopo quasi un mese con l'ausilio di imponenti opere di ingegneria militare, mentre il re degli Arverni, benché potesse contare su un esercito ben più numeroso di quello di Cesare, si sottrasse allo scontro. Fu quindi costretto ad assistere impotente al massacro di tutta la popolazione della città (oltre mwbry40 000 Galli tranne 800 persone che riuscirono a fuggire),cite-ref-154[152] ma riuscì a ottenere l'appoggio di altre popolazioni galliche.

Affidato ai luogotenenti l'incarico di occuparsi del resto della Gallia, Cesare puntò su mwbsqGergovia, capitale degli Arverni, dove Vercingetorige si era asserragliato. Sconfitto, anche se di misura, in uno scontro, Cesare fu costretto a togliere l'assedio, preoccupato dalle voci che gli annunciavano una defezione degli Edui, suoi storici alleati.cite-ref-155[153] Intanto Vercingetorige, che si vide confermare il comando della guerra dall'assemblea pangallica, evitò nuovamente una vera battaglia in campo aperto, e decise di rinchiudersi nella città di mwbskAlesia.

Lì Cesare lo raggiunse e fece costruire una doppia linea di fortificazione che si estendeva per oltre 17 chilometri: egli, infatti, si aspettava l'arrivo di un esercito di rinforzo, e temeva che i suoi 50mwbss 000 legionari potessero rimanere schiacciati tra le forze nemiche. Difatti, dopo oltre un mese, a sostegno dei 60mwbsw 000 assediati giunsero altri 240mwbs0 000 armati, che attaccarono le dieci legioni di Cesare: egli, guidando l'esercito in prima persona assieme a Labieno, ottenne una decisiva vittoria e costrinse Vercingetorige a consegnarsi.cite-ref-156[154]

Finiva così la ribellione gallica, e Roma poteva dirsi ormai padrona di una nuova immensa estensione territoriale. Tra il mwbtm51 e il mwbtq50 a.C., Cesare non ebbe infatti che da sedare alcune rivolte locali, e poté riconciliarsi con le tribù che aveva combattuto: nel 50, infine, dichiarò la Gallia, ormai totalmente in suo possesso, mwbtuprovincia romana, e nel mwbty49 a.C. le sue legioni poterono finalmente tornare in Italia.

La guerra civile (49-45 a.C.)

«Ecco l'uomo che dobbiamo combattere. Ha tutto, gli manca solo la buona causa»

(Affermazione di Marco Tullio Cicerone su Giulio Cesare alla vigilia della guerra civilecite-ref-157[155].)

Dopo aspri dissensi con il Senato, Cesare varcò in armi il fiume mwbt8Rubicone, che segnava il confine politico dell'Italia; il Senato, di contro, si strinse attorno a Pompeo e, nel tentativo di difendere le istituzioni repubblicane, decise di dichiarare guerra a Cesare (49 a.C.). Dopo alterne vicende, i due contendenti si affrontarono a mwbuaFarsalo, dove Cesare sconfisse irreparabilmente il rivale. Pompeo cercò quindi rifugio in Egitto, ma lì fu ucciso (48 a.C.). Anche Cesare si recò perciò in Egitto, e lì rimase coinvolto nella contesa dinastica scoppiata tra mwbueCleopatra VII e il fratello mwbuiTolomeo XIII: risolta la situazione, riprese la guerra, e sconfisse il re del mwbumPonto mwbuqFarnace II a mwbuuZela (47 a.C.). Partì dunque per l'mwbuyAfrica, dove i pompeiani si erano riorganizzati sotto il comando di Catone, e li sconfisse a mwbucTapso (46 a.C.). I superstiti trovarono rifugio in Spagna, dove Cesare li raggiunse e li sconfisse, questa volta definitivamente, a mwbugMunda (45 a.C.).

Dal Rubicone a Farsalo (49-48 a.C.)

Il patto triumvirale, che aveva legato Cesare a Pompeo e Crasso, era ormai del tutto inesistente, da quando Crasso, come era stato deciso nel mwbva55 a.C. in un incontro tra i tre triumviri a mwbveLucca (dove Cesare si era visto prorogare per un altro quinquennio il proconsolato nelle Gallie), si era recato in mwbviSiria a combattere i mwbvmParti ed era morto a mwbvqCarre (53 a.C.).

Il Senato, intimorito dai successi di Cesare, aveva dunque deciso di favorire Pompeo, nominandolo mwbvyconsul sine collega nel 52 a.C., perché frenasse le ambizioni del suo vecchio alleato. Anche negli anni seguenti il Senato aveva fatto in modo che i consoli eletti fossero sempre appartenenti alla mwbvcfactio dei pompeiani e che osteggiassero dunque le mosse del proconsole di Gallia; Cesare, di contro, aveva in mente di ottenere il consolato per il 49 a.C., in modo da poter tornare a Roma senza divenire oggetto di procedure penali e, una volta rientrato nell'Urbe, impadronirsi del potere. Per questo, nel 50 a.C., gestendo le sue scelte politiche dalla Gallia Cisalpina, richiese al Senato la possibilità di candidarsi al consolato mwbvgin absentia, ma se la vide nuovamente negare, come già era successo nel mwbvk61 a.C. Comprese le intenzioni del Senato, Cesare "neutralizzò" il console pompeiano mwbvoLucio Emilio Paolo, e fece avanzare ai suoi tribuni della plebe mwbvsMarco Antonio e mwbvwGaio Scribonio Curione (che aveva attirato a sé saldandone i debiti) una proposta che prevedeva che tanto lui quanto Pompeo avrebbero sciolto le loro legioni entro la fine dell'anno. Il Senato, invece, ingiunse a entrambi i generali di inviare una legione per la progettata spedizione contro i Parti, mentre elesse consoli per il mwbv049 a.C. mwbv4Lucio Cornelio Lentulo Crure e mwbv8Gaio Claudio Marcello, feroci avversari di Cesare. Questi fu dunque costretto a lasciare andare una delle sue legioni, che si radunò con quella offerta da Pompeo nel Sud dell'Italia; gli uomini di Cesare, tuttavia, svolsero un importante lavoro di disinformazione, convincendo Pompeo che il loro amato generale era in realtà odiato dai suoi soldati per il suo comportamento dispotico. Cesare, intanto, ordinò ad Antonio e Curione di avanzare una nuova proposta in Senato, chiedendo di poter restare proconsole delle Gallie conservando solo due legioni e candidandosi mwbwain absentia al consolato. Sebbene Cicerone fosse favorevole alla ricerca di un compromesso, il Senato, spinto da Catone, rifiutò la proposta di Cesare, ordinando anzi che sciogliesse le sue legioni entro la fine del mwbwe50 a.C. e tornasse a Roma da privato cittadino per evitare di divenire mwbwihostis publicus. Cesare ordinò allora ai tribuni della plebe di osteggiare, tramite il diritto di veto, il Senato, ma questi, al principio del 49 a.C., furono costretti a scappare da Roma.cite-ref-158[156] Cesare era arrivato a Ravenna il 24 Dicembre, voleva passarvi l'inverno. Il 27 Dicembre, all'alba, Curione parte da Ravenna verso Roma con l'ultimatum di Cesare alle sue richieste (lenissimis postulatis) e qui attende la risposta del senato (scrive nei suoi Commentarii ). Cesare allora decise di varcare con le sue legioni il confine politico della penisola italiana, il fiume mwbwcRubicone.cite-ref-164[N 3] Il 9 gennaio ordinò a cinque coorti di marciare fino alla riva del fiume, e il giorno successivo lo attraversò, pronunciando la storica frase mwbww"mwbw0Alea iacta est".cite-ref-165[162]

Con quest'atto Cesare dichiarò ufficialmente guerra al Senato e alla mwbxgres publica, divenendo nemico dello Stato romano.cite-ref-166[N 4] Si diresse verso sud spostandosi lungo la costa adriatica, nella speranza di poter raggiungere Pompeo prima che lasciasse l'Italia, per tentare di riconciliarsi con lui; Pompeo, al contrario, allarmato anche dalla caduta di numerose città, tra cui mwbx0Corfinio, che si erano opposte a Cesare, si rifugiò in mwbx4Apulia, con l'obiettivo di raggiungere assieme alla sua flotta la penisola balcanica.cite-ref-167[163] L'inseguimento da parte dello stesso Cesare fu inutile, in quanto Pompeo riuscì a scappare assieme ai consoli in carica e a gran parte dei senatori a lui fedeli, e a mettersi in salvo a mwbymDurazzo.cite-ref-168[164] Cesare allora, rientrato il 1º aprile a Roma dopo anni di assenza,cite-ref-169[165] s'impossessò delle ricchezze contenute nell'mwbywerario e, a una sola settimana dal ritorno, decise poi di marciare contro la Spagna (che gli accordi di Lucca avevano assegnato a Pompeo);cite-ref-170[166] giunto in mwbzeProvenza, lasciò tre legioni al comando di mwbziDecimo Bruto e mwbzmGaio Trebonio con l'incarico di assediare mwbzqMarsiglia, che cadde in mano ai cesariani solo dopo mesi di assedio. Egli invece proseguì verso la penisola iberica, dove mwbzucombatté contro i tre legati di Pompeo che amministravano la regione: dopo mesi di scontri riuscì ad avere la meglio e poté tornare in Italia.cite-ref-171[167]

Retta per soli undici giorni, all'inizio di dicembre, la mwbzsdittatura e ottenuta l'elezione al consolato per il mwbzw48 a.C.,cite-ref-172[168] Cesare decise di attaccare Pompeo nella penisola balcanica, salpando da Brindisi nel gennaio del mwbae48 a.C. assieme al suo luogotenente mwbaiMarco Antonio.cite-ref-173[169] Il primo scontro con i pompeiani si ebbe a mwbacDurazzo, dove Cesare subì una pericolosa sconfitta di cui Pompeo non seppe approfittare.cite-ref-174[170] Si arrivò allo scontro in campo aperto, però, solo il 9 agosto, presso mwbawFarsalo: qui le forze di Pompeo, ben più numerose, furono sconfitte, e i pompeiani furono costretti a consegnarsi a Cesare, sperando nella sua clemenza, o a fuggire.cite-ref-175[171]

Pompeo cercò rifugio in Egitto, presso il faraone mwbbiTolomeo XIII, suo vassallo, ma il 28 settembre, per ordine dello stesso faraone, fu ucciso.cite-ref-176[172] Cesare, che si era lanciato all'inseguimento del rivale, se ne vide presentare pochi giorni dopo la testa imbalsamata.cite-ref-177[173]cite-ref-178[174]

Dal Bellum Alexandrinum a Munda (48-45 a.C.)

In Egitto era in corso una mwbcmcontesa dinastica tra lo stesso mwbcqTolomeo XIII e la sorella mwbcuCleopatra VII. Cesare, nell'intento di punire il faraone per l'uccisione di Pompeo, decise di riconoscere come sovrana del Paese Cleopatra, con la quale intrattenne una relazione amorosa e generò un figlio, mwbcyTolomeo XV, meglio noto come Cesarione.cite-ref-179[N 5] La scelta di Cesare non fu ben accolta dalla popolazione di Alessandria d'Egitto, che lo costrinse a rinchiudersi con Cleopatra nel palazzo reale;cite-ref-180[175] qui il generale romano, disponendo di pochissimi soldati, fu costretto a costruire opere di fortificazione, e a rimanere bloccato nel palazzo fino all'arrivo dei rinforzi. Tentò più volte di rompere l'assedio usando le poche navi che aveva a disposizione, ma fu sempre respinto e durante uno di questi combattimenti, addirittura, saltato giù dalla sua nave distrutta, fu costretto a mettersi in salvo a nuoto, tenendo un braccio, in cui reggeva i suoi mwbc8Commentari, fuori dall'acqua.cite-ref-181[176] Per evitare che mwbdqAchilla (generale alessandrino) si potesse impossessare delle poche navi rimaste le fece incendiare, nell'incendio venne probabilmente danneggiata la famosa mwbdubiblioteca di Alessandria, che conteneva testi unici e d'inestimabile valore. Dopo mesi di assedio, Cesare fu liberato e poté riprendere attivamente la guerra contro i pompeiani, che si erano ormai riorganizzati: il re del Ponto mwbdyFarnace II, a suo tempo alleato di Pompeo, aveva attaccato i possedimenti romani, mentre molti esponenti della mwbdcnobilitas senatoriale si erano rifugiati, sotto il comando di Catone l'Uticense, in Africa.

Cesare decise di recarsi nel mwbdoPonto per combattere mwbdsFarnace II, che aveva sconfitto le scarne guarnigioni romane: dopo alcuni fallimentari tentativi di trattativa, Cesare mosse contro Farnace a mwbdwZela, dove lo sconfisse senza nessuna fatica, costringendolo a ritirarsi verso nord. Qui Farnace tentò di riorganizzarsi reclutando nuove truppe, ma fu sconfitto e ucciso da un suo ex collaboratore.cite-ref-182[177]

Ristabilita la pace in Oriente, nell'ottobre del mwbei47 a.C. Cesare tornò a Roma,cite-ref-183[178] dove alcune legioni al comando di Marco Antonio si stavano ribellando, in attesa della somma di denaro che lo stesso Cesare aveva promesso loro prima della battaglia di Farsalo. Con un'abile mossa, Cesare fece leva sull'orgoglio dei legionari e sull'attaccamento che provavano verso di lui per convincerli a rimanere al suo servizio, e con essi partì per l'Africacite-ref-184[179] dove giunse il 28 dicembre.

Qui i pompeiani, che erano sotto la guida di Catone, avevano radunato un grande esercito, affidato a Tito Labieno e mwbewQuinto Cecilio Metello Pio Scipione Nasica, e avevano stretto alleanza con il re di Numidia mwbe0Giuba I. Dopo alcune scaramucce, Cesare diede battaglia presso mwbe4Tapso, dove il 6 aprile mwbe846 a.C. sconfisse l'esercito avversario.cite-ref-185[180] Catone, venuto a sapere della sconfitta, si suicidò a mwbfqUtica.cite-ref-186[181] Labieno e i due giovani figli di Pompeo, mwbfkGneo e mwbfoSesto, riuscirono invece a evitare la cattura e a rifugiarsi in Spagna.

Pacificata l'Africa, Cesare poté tornare a Roma il 25 luglio del mwbfw46 a.C., dove fu gioiosamente accolto dalla popolazione: la pace sembrava essere tornata, e l'Italia non aveva dovuto essere il teatro di nuove violenze, come lo era stata durante le precedenti guerre civili. Di Cesare, anzi, si lodava la clemenza, che lo aveva spinto a risparmiare e accogliere presso di sé tutti i pompeiani che gli si erano presentati dopo Farsalo, e a evitare nuovi eccidi come le proscrizioni sillane, di cui aveva rischiato di rimanere vittima nella giovinezza.cite-ref-187[182] Giunto a Roma, inoltre, poté annunciare l'annessione delle Gallie e della Numidia e la conferma del protettorato sull'Egitto, assicurando così all'Urbe un migliore rifornimento di generi alimentari (tra cui il grano e l'olio), che allontanava il pericolo di carestie e altri eventuali problemi di approvvigionamento.cite-ref-188[183]

Tra l'agosto e il settembre del mwbg046 a.C., celebrò quattro trionfi, uno per ciascuna campagna militare che aveva con successo portato a termine: quella di Gallia, quella in Egitto, quella nel mwbg4Ponto contro mwbg8Farnace II e quella in Africa. In ciascuna occasione Cesare, vestito di abiti di porpora, percorse sul carro trionfale la mwbhavia Sacra, mentre dietro di lui scorrevano i legionari, il bottino e i prigionieri. I soldati, in particolare, durante la processione, declamavano versi di lode e scherno nei confronti del generale, prendendone ora in giro i costumi sessuali e celebrandone ora le vittorie: sono un esempio il mwbhecarmen triumphale di cui sotto o il cartello che recava la scritta mwbhiVeni, vidi, vici (Venni, vidi, vinsi), e che descriveva la fulminea vittoria nel mwbhmPonto. Particolarmente suggestiva fu la celebrazione del trionfo sulle Gallie, durante la quale Cesare salì sul mwbhqCampidoglio sfilando tra quaranta elefanti che reggevano dei candelabri. A ornare il corteo, in quell'occasione, ci fu Vercingetorige che, catturato da Cesare ad Alesia, era da cinque anni rinchiuso in prigione; terminata la celebrazione fu subito strangolato.cite-ref-189[184]

In occasione dei trionfi, Cesare offrì agli abitanti di Roma rappresentazioni teatrali, corse, giochi di atletica, lotte tra gladiatori e ricostruzioni di combattimenti terrestri e navali (si trattò delle prime mwbhonaumachie mai rappresentate a Roma), e organizzò dei banchetti ai quali presero parte oltre duecentomila persone. Utilizzando i bottini delle varie campagne, che ammontavano a oltre seicento milioni di mwbhssesterzi,cite-ref-190[185] poté finalmente elargire le somme di denaro che aveva da tempo promesso al popolo e ai legionari: ogni abitante dell'Urbe beneficiò di 75 mwbiadenari, a cui se ne aggiunsero altri 25 come indennizzo per il ritardo nella consegna dei denari stessi; ogni legionario, invece, ricevette 24mwbie 000 sesterzi e un lotto di terra. Cesare, infine, annullò le pigioni che ammontavano, a Roma, a meno di 1mwbii 000 sesterzi, e quelle che ammontavano, in tutto il resto dell'Italia, a meno di 500.cite-ref-191[186]

Contemporaneamente, Cesare poté soddisfare le rivendicazioni dei mwbigpopulares, avviando la riorganizzazione del mondo romano (vedi mwbikLa dittatura). Ordinò un censimento degli abitanti di Roma in modo da poter migliorare la gestione cittadina, e fondò nuove colonie nelle province dove fece insediare oltre 80mwbio 000 tra esponenti del sottoproletariato urbano di Roma e soldati in congedo: in questo modo poté rifondare città come Cartagine e Corinto, distrutte in guerra un secolo prima.cite-ref-192[187]

La pace ristabilita dopo Tapso si rivelò quanto mai precaria, e già sul finire del mwbja46 a.C. Cesare fu costretto a recarsi in Spagna, dove i pompeiani si erano ancora una volta riorganizzati sotto il comando dei superstiti della guerra d'Africa, i due figli di Pompeo e Tito Labieno. Si trattò della più difficile e sanguinosa di tutte le campagne della lunga guerra civile, dove l'abituale clemenza lasciò il passo a efferate crudeltà da ambo le parti. La guerra si concluse con la mwbjebattaglia di Munda, nell'aprile del mwbji45 a.C., dove Cesare affrontò finalmente i suoi avversari sul campo, e li sconfisse irreparabilmente. Si trattò, comunque, della più pericolosa delle battaglie combattute da Cesare, che arrivò persino a disperare della vittoria e a pensare di darsi la morte.cite-ref-193[188] Tito Labieno cadde sul campo, mentre Gneo Pompeo fu ucciso poco tempo dopo; solo Sesto riuscì a salvarsi, rifugiandosi in Sicilia. Alla vittoria contribuì, seppure in minima parte, il giovane pronipote dello stesso Cesare, mwbjcOttavio, che, giunto in Spagna dopo un lungo periodo di malattia, diede prova del suo valore, spingendo lo zio ad adottarlo nel testamento.cite-ref-194[189]cite-ref-195[190]

Tornato a Roma nell'ottobre, Cesare, eliminato finalmente ogni oppositore, celebrò il trionfo sui figli di Pompeo che aveva appena sconfitto nella campagna ispanica: si trattava di un qualcosa che non era affatto contemplato dalla tradizione romana, che permetteva la celebrazione di un trionfo solo su genti esterne e non su cittadini romani. Anche Silla, che pure aveva riformato la mwbkeres publica secondo il suo volere, non aveva celebrato alcun trionfo per le vittorie nella guerra civile contro i mwbkipopulares. Cesare, inoltre, decise di concedere il trionfo anche al nipote mwbkmQuinto Pedio, infrangendo così anche la tradizione che prevedeva che a ottenere il sommo riconoscimento delle proprie azioni belliche fossero esclusivamente i generali, e non i loro luogotenenti.cite-ref-196[191] Il comportamento di Cesare, che apparve anche ai suoi contemporanei come un pericoloso errore politico, turbò profondamente il popolo romano, che vide così festeggiare la distruzione della stirpe mwbkgdel più forte e più sventurato tra i Romani.cite-ref-197[192]

La dittatura

Alla fine della prima campagna di Spagna, nel 49 a.C., Cesare prese il potere a Roma come mwbk8mwbladictator, titolo che mantenne fino alla morte nel mwble44 a.C., e ottenne il consolato per l'anno successivo. Dopo esser stato nominato mwblimwblmdictator con carica decennale nel mwblq47 a.C., e detenendo anche il titolo di mwblumwblyimperator, fu ripetutamente eletto console nel mwblc46, nel mwblg45 e nel 44 a.C., quando, il 14 febbraio, ottenne anche la carica di dittatore a vita,cite-ref-198[N 6] che sancì definitivamente il suo totale controllo su Roma.

Furono erette sue statue a fianco di quelle degli antichi re ed ebbe un trono d'oro in Senato e in mwbmuTribunato. Una mattina su una sua statua d'oro collocata presso i rostri venne posto un mwbmydiadema, ritenuto simbolo di regalità e di schiavitù. Due tribuni della plebe, Lucio e Gaio, sconcertati, fecero togliere il diadema e accusarono Cesare di volersi proclamare mwbmcre di Roma, ma questi convocò immediatamente il Senato e accusò a sua volta i tribuni di aver posto il diadema per screditarlo e renderlo odioso agli occhi del popolo, che lo avrebbe percepito come il detentore di un potere illegale: i due tribuni vennero dunque destituiti e sostituiti. Ancora più importante fu l'episodio dei mwbmgmwbmkLupercali, un'antica festa durante la quale uomini di ogni età, in vesti succinte, percorrevano le strade dell'Urbe muniti di strisce di pelle di capra con cui colpire chi si trovavano di fronte. Mentre Antonio guidava la processione per il Foro, Cesare vi assisteva dai rostri: gli si avvicinò dunque Licinio, che depose ai suoi piedi un diadema d'oro; il popolo, allora, esortò il mwbmomagister equitum mwbmsLepido a incoronare Cesare, ma questi esitava. Allora, mwbmwGaio Cassio Longino, che era a capo della congiura che si andava tessendo contro lo stesso Cesare, fingendosi benevolo, glielo pose sulle ginocchia assieme a mwbm0Publio Servilio Casca Longo. Al gesto di rifiuto di Cesare, accorse infine Antonio, che gli pose il diadema sul capo e lo salutò come re; Cesare lo rifiutò e lo gettò via, dicendo di chiamarsi mwbm4Cesare e non mwbm8re, ricevendo così gli applausi del popolo, ma Antonio lo ripose per una seconda volta. Visto il turbamento che si era nuovamente diffuso nel popolo tutto, Cesare ordinò di mettere il diadema sul capo della statua di mwbnaGiove Ottimo Massimo, la maggiore divinità romana.cite-ref-199[193]

Una mwbnyvexata quaestio è costituita dall'interpretazione delle volontà e delle aspirazioni politiche di Cesare degli ultimi anni di vita: non è chiaro se la dittatura perpetua dovesse essere nelle sue intenzioni la "fase suprema" del suo potere o se invece fossero da lui nutrite anche ambizioni monarchiche. A partire dalla tesi classica di mwbncEduard Meyer, il quale intravedeva nelle mire cesariane la volontà di istituire una monarchia di tipo ellenistico, ovvero una mwbngmonarchia assoluta di mwbnkdiritto divino, gli studiosi si sono divisi tra i sostenitori di questa teoria, coloro che invece pensano a un modello monarchico di tipo romuleo e vetero-romano,cite-ref-200[194] e quelli che, infine, negano decisamente qualsiasi progetto regale.cite-ref-201[195] La questione è difficilmente risolvibile, anche se alcuni elementi fanno pensare a un Cesare affascinato dai modelli monarchici orientali; si pensi al prolungato soggiorno alessandrino e al rapporto con mwboiCleopatra (alla quale aveva fra l'altro dedicato un'immagine d'oro nel suo Foro), o alla politica edilizia di chiaro stampo dinastico o, infine, al progetto di matrice alessandrina (e anche pergamena) di apertura di una biblioteca pubblica a Roma. Va anche considerato che al centro del foro di Cesare troneggiava una statua equestre di mwbomAlessandro Magno con il volto del dittatore romano e che prima della spedizione contro i mwboqParti nel Mediterraneo orientale, venne fatto circolare un oracolo secondo il quale quel popolo avrebbe potuto essere sconfitto solo da un re.

Nuovo corso amministrativo

Assunta la dittatura, Cesare continuò l'attuazione di alcune di quelle riforme che erano state portate avanti da Silla quasi cinquant'anni prima. Decise di estendere la mwboccittadinanza romana agli abitanti della Gallia Transpadana, e portò a novecento il numero dei senatori, inserendo nell'assemblea degli uomini a lui fedeli. Intese, inoltre, rafforzare le mwbogassemblee popolari a detrimento del Senato stesso, che avrebbe dovuto gradualmente perdere la propria autonomia decisionale.cite-ref-202[196] Fu il primo, poi, a tentare di adattare la burocrazia della mwbo0res publica alle nuove esigenze che essa mostrava di avere: dopo la conquista della Gallia e l'espansione a Oriente c'era bisogno di una migliore gestione del potere e di un apparato statale più efficiente. Egli, perciò, con il duplice obiettivo di risolvere i neonati problemi e di offrire cariche ai suoi sostenitori politici:

• aumentò il numero dei magistrati: i questori passarono da venti a quaranta, i pretori da otto a sedici, gli edili furono sei. I consoli rimasero due, con l'aggiunta di altri due magistrati che, seppure privi di qualsiasi mwbpaimperium consolare, potevano poi svolgere le funzioni dei proconsoli;
• si fece attribuire il diritto di nominare metà dei magistrati, e poteva comunque raccomandarne altri e fare in modo che venissero eletti ugualmente;
• mise mano alla composizione del Senato: per supplire alle numerose perdite dovute alla guerra civile, immise nel Senato molti nuovi membri a lui fedeli, portando fino a ottocento o novecento il numero dei membri dell'assemblea, fissato in precedenza da Silla a seicento, e ammettendovi anche uomini originari delle province spagnole e galliche.

Rinnovò l'organizzazione dei municipi italiani e, per quanto riguarda l'amministrazione provinciale, decise di limitare la durata degli incarichi dei governatori (che, per i mwbpqproconsoli, poteva raggiungere i cinque anni) a un anno per i mwbpupropretori e due anni per i proconsoli. Tutti questi provvedimenti rimasero in vigore anche dopo la morte di Cesare grazie a un accordo tra il leader del Senato Cicerone e quello cesariano mwbpyAntonio che, in cambio, dovette accettare la concessione di un'mwbpcamnistia ai mwbpgcesaricidi.

Realizzazioni architettoniche

Più volte nel corso della sua lunga carriera politica Cesare favorì la nascita di nuove opere architettoniche, sempre con l'obiettivo di stupire la plebe e acquisire così una popolarità sempre maggiore. Al termine della guerra di Gallia (mwbpw51 a.C.), Cesare cominciò una campagna elettorale con l'obiettivo di ottenere il consolato; poco tempo prima, Pompeo aveva donato a Roma il primo mwbp0teatro stabile, costruito in pietra, e aveva fatto edificare una nuova mwbp4curia per il Senato. A sua volta, dunque, Cesare lanciò un vasto programma di opere pubbliche che prevedeva la costruzione di un nuovo mwbp8foro presso l'mwbqaArgileto. L'opera doveva essere finanziata con il bottino ricavato durante la guerra in Gallia, e solo l'acquisto dei terreni necessari comportò la spesa di oltre cento milioni di sesterzi.cite-ref-203[197] Questo foro Giulio aveva una forte somiglianza con quello della città di mwbquPompei, realizzato nello stesso periodo: era costituito, infatti, da una lunga spianata di forma rettangolare chiusa sui lati da una serie di portici, alla cui fine si ergeva il mwbqytempio di Venere Genitrice. Secondo Appiano,cite-ref-204[198] questo tempio sarebbe stato una sorta di ringraziamento rivolto alla dea da parte di Cesare per avergli consentito di uscire vincitore dallo scontro di Farsalo. Davanti a questo tempio, Cesare stesso si fece rappresentare in una statua equestre, a cavallo del suo destriero personale, per il quale aveva una grande predilezione.cite-ref-205[199]

La costruzione di questo foro diede vita a una nuova e originale tipologia architettonica, che univa lo schema greco ed ellenistico dell'mwbraagorà alla classica struttura romana del tempio su mwbrepodium. È in questo stile che furono poi realizzati tutti i successivi mwbrifori imperiali.

Con la dittatura, raggiunto il culmine del potere, Cesare poté adoperare ogni mezzo per la costruzione di opere sempre più grandiose: con il pretesto della celebrazione dei giochi per il suo trionfo, fece ingrandire il circo costruendovi nuovi settori di scalinate, in modo che vi potessero prendere posto più persone; ordinò la realizzazione di uno stadio per i lottatori nel mwbrqCampo Marzio e fece scavare sulla riva del mwbruTevere un bacino che ospitasse mwbrynaumachie.

Cercò anche di rinnovare il vecchio mwbrgforo, programmando la costruzione di una nuova curia, in quanto la mwbrkmwbroCuria Hostilia era stata distrutta nel mwbrs52 a.C. da un incendio appiccato durante i funerali di mwbrwPublio Clodio Pulcro dai sostenitori del defunto, fortemente ostili all'aristocrazia senatoria. Cesare diede il via alla costruzione di una nuova struttura, la mwbr0Curia Iulia, la cui realizzazione si interruppe durante il lungo periodo delle guerre civili per essere poi ripresa da Augusto e completata nel mwbr429 a.C. Quando fu portato a termine il grande bacino per le naumachie, Cesare progettò anche la costruzione di un tempio di Marte, che doveva essere più grande di qualsiasi altro, di una nuova mwbr8basilica che doveva sorgere nell'area della vecchia mwbsabasilica Sempronia, e di un nuovo immenso teatro stabile in pietra, ai piedi del monte Tarpeo. Cesare non poté vedere realizzati i suoi progetti a causa della sua prematura morte, ma essi furono portati a termine da Augusto, che costruì, infatti, il mwbsetempio di Marte Ultore, la mwbsibasilica Giulia e il mwbsmteatro di Marcello. Non fu invece mai realizzata la biblioteca che Cesare intendeva costruire per raccogliervi le opere in lingua latina e greca, per la cui realizzazione si stava già adoperando, prima della morte del dittatore, mwbsqMarco Terenzio Varrone.cite-ref-206[200]

La riorganizzazione di Roma

Per decongestionare la città di Roma, che con il continuo arrivo di nuovi abitanti che andavano a ingrossare le file del sottoproletariato urbano era ormai decisamente sovrappopolata, Cesare decise di modificarne i confini amministrativi, allargando il perimetro del mwbssmwbswpomerium a un mwbs0miglio romano (1.480 metri) dalle antiche mura.cite-ref-carcopino-vita-207-0[201] Questa misura fu appena sufficiente, tanto che Augusto, pochi anni più tardi, dovette rimettere mano all'organizzazione dell'Urbe allargandone il perimetro e stabilendone la suddivisione in quattordici mwbtirioni.

Per migliorare la gestione cittadina, Cesare decise di censirne la popolazione, escogitando per questo un metodo innovativo, che soppiantasse il vecchio procedimento che prevedeva il passaggio dei cittadini, divisi per tribù, presso gli "uffici" di coloro che si occupavano del censimento. Cesare dispose che il censimento fosse organizzato nei singoli quartieri, e che se ne dovessero occupare i proprietari degli immobili che ospitavano le case. Il metodo dovette essere efficace, perché anche Augusto lo adottò per censire la popolazione, una volta preso il potere.cite-ref-208[202] Svetonio, senza riferire il risultato di questo censimento, dice che esso permise di abbassare da 320mwbtg 000 a 150mwbtk 000 il numero di coloro che, in quanto nullatenenti, beneficiavano delle assegnazioni di grano da parte dello stato. Inoltre, per evitare che si creasse occasione di malcontento, Cesare decise che, anno per anno, i pretori avrebbero tirato a sorte i nomi di coloro che, morto un beneficiario delle assegnazioni, ne avrebbero preso il posto.cite-ref-209[203]

Un ultimo progetto, che Cesare attuò con l'obiettivo di migliorare quanto più possibile la circolazione in una città dalle strade strette e spesso ingombre, fu quello di vietare durante il giorno la circolazione a tutti i veicoli a ruote, a eccezione dei carri per le processioni e di quelli adoperati per il trasporto di mwbt8materiali da costruzione nei cantieri. Questa legge fu votata e approvata soltanto dopo la morte di Cesare, ma restò in vigore per molti secoli, dimostrando quindi che la necessità di migliorare la circolazione per le vie di Roma continuò a lungo a farsi sentire.cite-ref-carcopino-vita-207-1[201] A partire da Cesare, dunque, il trasporto delle merci avvenne durante la notte, e il rumore che esso causava, fonte di grande disturbo per tutti coloro che dormivano, fu oggetto delle recriminazioni di mwbuqMarzialecite-ref-210[204] e mwbukGiovenale.cite-ref-211[205]

Politica economica

Le guerre civili che Cesare condusse suscitarono forti difficoltà economiche: c'era, per esempio, il bisogno di stipendiare tutti i legionari che seguivano il loro generale in giro per il mondo. A partire dal mwbvc49 a.C., allora, Cesare si dotò di una propria zecca personale, che lo seguiva sul teatro di ogni sua operazione e coniava le monete di cui c'era un bisogno sempre crescente. Non si trattava di una pratica nuova: il Senato, infatti, l'aveva autorizzata già in precedenza per i grandi corpi di spedizione di mwbvgLucio Licinio Lucullo o di Pompeo Magno in Oriente,cite-ref-212[206] ma Cesare prese l'iniziativa spontaneamente, impossessandosi, senza alcuna autorizzazione, delle riserve auree contenute nell'mwbv0erario.cite-ref-213[N 7] Egli apportò, comunque, due grandi innovazioni alla monetazione, che furono poi riprese da Ottaviano e Marco Antonio per divenire d'uso comune in tutta l'epoca imperiale. Cesare per primo, infatti:

• ordinò la coniazione di monete in oro;
• fece imprimere il proprio ritratto sulle monete.

A Roma non erano mai state emesse monete in oro se non temporaneamente e in momenti di grandissimo pericolo (come le fasi cruciali della mwbwyseconda guerra punica) dietro la decisione del Senato.cite-ref-214[N 8] L'emissione dellmwbws'mwbwwmwbw0aureus, dunque, si ricollegava all'idea di attingere alle riserve d'oro per salvare la mwbw4res publica in pericolo; inoltre, l'elevato valore della moneta (un mwbw8aureus valeva 25 mwbxadenari o 100 mwbxesesterzi) facilitava l'assegnazione di gratifiche ai soldati.

I soggetti rappresentati sulle facce delle monete, infine, avevano un forte valore propagandistico: oltre al ritratto di Cesare accompagnato dal suo nome, apparivano principalmente le seguenti figure:cite-ref-215[207]

• Venere, rappresentata di profilo o in piedi, è il soggetto più frequente,cite-ref-216[N 9] in quanto Cesare faceva risalire proprio a lei l'origine della mwbx0gens Iulia;
• alcuni oggetti utilizzati nel culto, che ricordavano la mwbx8pietas di Cesare e la sua dignità di augure e pontefice massimo;
• delle mwbyeVittorie, delle insegne militari e dei trofei delle vittorie ottenute sui Galli.

Politica estera

Cesare, una volta divenuto unico padrone di Roma, sebbene avesse ormai raggiunto un'età venerabile, era deciso ad attuare nuove campagne di espansione, sempre sull'esempio dell'uomo che ne aveva ispirato le imprese militari, mwbyuAlessandro Magno, creatore di un vero impero universale. Intendeva quindi vendicare la sconfitta di Crasso a mwbyyCarrecite-ref-217[208] contro i mwbysParti e sottomettere l'intera Europa continentale, attuando una campagna nella zona danubiana contro i mwbywDaci di mwby0Burebista, una in mwby4Dalmazia e un'altra contro le popolazioni della mwby8Germania libera, che troppo spesso avevano interferito nel corso della difficile mwbzaconquista della Gallia.cite-ref-218[209]cite-ref-219[N 10]

A causa della sua morte violenta e prematura, Cesare non poté attuare nessuna delle campagne che aveva programmato. Benché fossero già stati nominati coloro che avrebbero condotto la mwbzocampagna contro i Parti, della cui organizzazione si stava occupando anche il giovane Ottaviano, e fossero già stati incaricati i magistrati che avrebbero retto lo stato durante l'assenza di Cesare,cite-ref-220[210] essa non fu mai realmente portata a termine, tanto che la zona orientale dell'impero rimase sempre una delle più instabili. Tuttavia, più tardi, nel mwbz820 a.C., Augusto si accordò con i Parti e ottenne la restituzione delle insegne sottratte a Crasso a mwb0aCarre.

Le altre imprese che Cesare preparava furono invece portate a termine in tempi successivi: la mwb0iDalmazia fu completamente assoggettata da Augusto dopo la mwb0mrivolta dalmato-pannonica del 6-9; la mwb0qGermania fu mwb0uoccupata solo per un ventennio sotto mwb0yAugusto, e i mwb0cconfini romani rimasero dove li aveva lasciati Cesare, sul mwb0gReno; la mwb0kDacia, infine, fu conquistata da mwb0oTraiano nel mwb0s106, dopo mwb0wdue campagne militari.

A Cesare va comunque il merito di aver sottomesso il mondo celtico, che costituiva uno dei principali pericoli per l'espansione romana in Europa: sebbene si trattasse di civiltà meno complesse di quella di Roma, la loro forza militare, riposta soprattutto nella cavalleria, era notevole, e la loro presenza ai confini dell'Italia causava una situazione di costante pericolo. Per contro i Galli, una volta entrati a far parte dello stato romano, furono tra le prime popolazioni provinciali a ricevere la cittadinanza, accettando di buon grado il processo di romanizzazione.

La riorganizzazione dell'esercito

Giulio Cesare è considerato, tanto dagli autori moderni quanto dai suoi contemporanei, il più grande genio militare della storia romana.cite-ref-221[211] Egli seppe stabilire con i suoi soldati un rapporto tale di stima e devozione appassionata, da poter mantenere la disciplina evitando sempre il ricorso alla violenza contro i suoi stessi uomini. Nel corso della campagna di Gallia, Cesare non vietò mai ai suoi soldati di far bottino, ma il legionario doveva aver sempre ben chiaro l'obiettivo finale, e le sue azioni non dovevano in nessun modo condizionare i piani operativi della campagna del suo comandante. Conscio della situazione disagiata dei soldati, che venivano di solito ricompensati al congedo con una concessione di mwb1kager publicus ma che fino a quel momento erano costretti a vivere con poco, di sua iniziativa, tra il mwb1o51 e il mwb1s50 a.C. decise di raddoppiarne la paga, che passò da 5 a 10 assi al giorno (pari a 225 denarii annui). La riforma fu così ben accolta che la paga del legionario rimase invariata fino a quando l'imperatore mwb1wDomiziano (mwb1081-mwb1496) prese nuovi provvedimenti.

Egli fu, inoltre, il primo a comprendere che una dislocazione di parte delle forze militari repubblicane (mwb2alegioni e mwb2etruppe ausiliarie) doveva costituire la base per un nuovo sistema strategico di difesa globale lungo tutti i confini, e in particolare in quelle aree "a rischio". Durante la campagna di Gallia, infatti, negli inverni posizionava le sue legioni in aree strategiche, in modo che la situazione rimanesse tranquilla nei momenti in cui non ci fosse la possibilità di intervenire prontamente in caso di necessità.

Creò un mwb2mcursus honorum per il centurionato, che si basava sui meriti del singolo individuo, tanto che a seguito di gesti particolari di eroismo, alcuni soldati potevano essere promossi ai mwb2qprimi ordines, dove al vertice si trovava il mwb2umwb2yprimus pilus o mwb2cprimipilare di legione. Inoltre, poteva anche avvenire che un mwb2gprimus pilus venisse promosso a mwb2kmwb2otribunus militum. Si andava indebolendo, pertanto, la discriminazione tra ufficiali e sottufficiali, e si rafforzava lo spirito di gruppo e la professionalità delle unità.

Egli, contrariamente a quanto avevano fatto molti dei suoi predecessori, che fornivano alle truppe donativi occasionali, reputò fosse necessario dare continuità al servizio che i soldati prestavano, e istituì il diritto a un premio per il congedo: era da tempo in uso la consuetudine di donare appezzamenti di terreno ai veterani, ma si trattava di qualcosa che, almeno fino ad allora, era sempre avvenuto a discrezione dei generali e del Senato.cite-ref-222[N 11]

A proposito del rapporto personale di Cesare con i suoi legionari, Svetonio scrive:

«[65] Non giudicava i soldati dai costumi o dall'aspetto, ma solo dalle loro forze, e li trattava con pari severità e indulgenza. Non li costringeva, infatti, all'ordine sempre e ovunque, ma solo di fronte al nemico: soprattutto allora esigeva una disciplina inflessibile, non preannunciando mai il momento di mettersi in marcia né quello di combattere, ma voleva che i suoi uomini fossero sempre vigili e pronti a seguirlo in qualsiasi momento ovunque li avesse condotti. Si comportava così anche senza un motivo, e specialmente nei giorni piovosi o festivi. Talvolta, dopo aver ordinato ai soldati che non lo perdessero di vista, si metteva in marcia all'improvviso, di giorno come di notte, e forzava il passo per stancare chi avesse tardato a seguirlo.

[66] Quando i suoi erano atterriti dalle voci sulle forze dei nemici, non li incoraggiava negandole o sminuendole, ma anzi le esagerava e raccontava anche frottole. Così, quando tutti erano terrorizzati nell'attesa dell'esercito di Giuba, riuniti i soldati in assemblea disse: "Sappiate che tra pochissimi giorni arriverà il re con dieci legioni, trentamila cavalieri, centomila armati alla leggera e trecento elefanti. Quindi, la smettano certuni di chiedere e fare congetture, e diano retta a me, che sono ben informato. Altrimenti li farò imbarcare sulla più vecchia delle navi e li farò abbandonare senza meta in balìa dei venti.

[67] Non teneva conto di tutte le mancanze, e non le puniva tutte con la stessa severità. Mentre si accaniva, infatti, nel perseguitare disertori e sediziosi, era molto indulgente con gli altri. Dopo grandi vittorie, a volte dispensava le truppe da tutti i loro doveri, e permetteva che si abbandonassero a una sfrenata licenza. Era solito, infatti, vantarsi dicendo: "I miei soldati sanno combattere bene anche se si profumano". Nei suoi discorsi, inoltre, non li chiamava soldati ma commilitoni, termine ben più lusinghiero. Voleva anche che fossero ben equipaggiati, e dava loro delle armi decorate con oro e argento tanto per aumentare il loro prestigio quanto perché in combattimento fossero ancora più tenaci, spinti dal timore di perdere armi tanto preziose. Era tanto affezionato ai suoi soldati che, venuto a sapere della disfatta di

Titurio

, si lasciò crescere la barba e i capelli senza tagliarli se non dopo aver compiuto la sua vendetta.»

(Svetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 65-67.)

La congiura e la morte

Cesare nominò consoli per il mwb3k44 a.C. sé stesso e il fidato Marco Antonio, e attribuì invece la pretura a mwb3oMarco Giunio Bruto e mwb3sGaio Cassio Longino.cite-ref-224[213] Quest'ultimo si fece interprete dell'insofferenza di ampia parte della mwb4anobilitas, e incominciò a organizzare una congiura anticesariana. Trovò l'appoggio di molti uomini, tra cui molti dei pompeiani passati dalla parte di Cesare, e anche alcuni tra coloro che erano sempre stati al fianco dello stesso Cesare a partire dalla guerra di Gallia, come mwb4eGaio Trebonio, mwb4iDecimo Giunio Bruto Albino, mwb4mLucio Minucio Basilo e mwb4qServio Sulpicio Galba.cite-ref-congiura-225-0[214]

I congiurati, e primo tra loro lo stesso Cassio,cite-ref-226[215] decisero di cercare l'appoggio di Marco Bruto: egli era infatti un lontanissimo discendente di quel mwb44Lucio Giunio Bruto che nel mwb48509 a.C. aveva scacciato il re mwb5aTarquinio il Superbo e istituito la repubblica, e poteva rappresentare il capo ideale per una congiura che si proponeva di uccidere un nuovo tiranno. Bruto era inoltre nipote e grande ammiratore di Catone Uticense, e poteva infine trovare nella propria filosofia, a metà tra lo mwb5estoicismo e la mwb5idottrina accademica, le convinzioni per combattere Cesare, al quale era comunque legato.cite-ref-congiura-225-1[214]

Il più influente tra i personaggi romani a non aderire alla congiura fu Cicerone, che, pur essendo amico di Bruto e sperando nell'eliminazione del tiranno Cesare, decise di tenersi fuori dal complotto; egli tuttavia, auspicò che assieme a Cesare fosse ucciso anche Marco Antonio che, non a torto, vedeva come un possibile successore del dittatore.cite-ref-227[216]

Le Idi di marzo

Secondo la mwb6wtradizione, la morte di Cesare fu preceduta da un incredibile numero di mwb60presagi: da più parti si videro bruciare fuochi celesti, uccelli solitari giunsero nel foro, e si udirono strani rumori notturni. Pochi giorni prima del suo mwb64omicidio, Cesare, mentre compiva un mwb68sacrificio, non riuscì a trovare il mwb7acuore della vittima, il che costituiva un presagio di mwb7emalaugurio. Nello stesso periodo fu scoperta la sepoltura del fondatore di mwb7iCapua, mwb7mCapi, e sulla lapide tombale fu trovata la scritta: mwb7qQuando verranno scoperte le ossa di Capi, un discendente di Iulo verrà assassinato per mano dei suoi consanguinei, e subito sarà vendicato con grandi stragi e lutti per l'Italia. Le mwb7umandrie di mwb7ycavalli che Cesare aveva fatto liberare al momento del passaggio del Rubicone cominciarono a piangere a dirotto, e uno mwb7cscricciolo (che è anche chiamato mwb7guccellino regale), che era entrato nella mwb7kCuria di Pompeo (dove il Senato si riuniva dopo che la Curia Hostilia era andata distrutta nell'incendio di cui sopra) portando un ramoscello d'alloro, fu subito attaccato e ucciso da parecchi uccelli che sopraggiunsero all'istante. Alla vigilia dell'omicidio, mwb7oCalpurnia, la moglie di Cesare, donna del tutto priva di superstizioni religiose, fu sconvolta da sogni in cui la casa le crollava addosso, e lei stessa teneva tra le braccia il marito ucciso. Lo stesso Cesare sognò di librarsi nell'etere, volando sopra le nubi e stringendo la mano a mwb7sGiove. Il giorno successivo, quello delle mwb7wIdi di marzo, il 15 del mese, Calpurnia pregò dunque Cesare di restare in casa, ma egli, che la sera prima a casa di Lepido aveva detto che avrebbe preferito una morte improvvisa allo sfinimento della vecchiaia, sebbene si sentisse poco bene, fu convinto dal congiurato Decimo Bruto Albino a recarsi comunque in Senato, in quanto sarebbe sembrato sconveniente che non salutasse neppure tutti i senatori che si erano riuniti per nominarlo, proprio quel giorno, re. Cesare, che poco più di un mese prima aveva imprudentemente deciso di congedare la scorta che sempre lo accompagnava, uscì dunque in strada, e qui fu avvicinato da un indovino, mwb70Artemidoro di Cnido, che gli consegnò un libello in cui lo ammoniva del pericolo che stava per rischiare. L'indovino si sincerò che Cesare lo leggesse quanto prima, ma il dittatore, che più volte si apprestò a farlo, non vi riuscì per colpa della folla che lo circondava. Giunto alla Curia di Pompeo, Cesare fu avvicinato da un mwb74aruspice di nome mwb78Spurinna, che lo aveva avvisato di guardarsi dalle Idi di marzo: a questi il dittatore disse, con aria beffarda, che le Idi erano arrivate, ma l'indovino gli rispose che non erano ancora passate.cite-ref-228[217]

Entrato in Senato, si andò a sedere ignaro al suo seggio, dove fu subito attorniato dai congiurati che finsero di dovergli chiedere grazie e favori. Mentre Decimo Bruto intratteneva il possente mwb84Antonio fuori dalla Curia, per evitare che prestasse soccorso, al segnale convenuto, mwb88Publio Servilio Casca Longo sfoderò il pugnale e colpì Cesare al collo, causandogli una ferita superficiale e non mortale. Cesare invece, per nulla indebolito, cercò di difendersi con lo stilo che aveva in mano, e apostrofò il suo feritore dicendo mwb9a"Scelleratissimo Casca, che fai?" o gridando mwb9e"Ma questa è violenza!". Casca, allora, chiese aiuto al fratello "mwb9iAiutami fratello" (mwb9mἀδελφέ, βοήθει)cite-ref-229[218], e tutti i congiurati che si erano fatti attorno a Cesare si scagliarono con i pugnali contro il loro obiettivo.

Svetonio racconta: «Quando si accorse che lo aggredivano da tutte le parti con i pugnali nelle mani, si avvolse la toga attorno al capo e con la sinistra ne fece scivolare l’orlo fino alle ginocchia, per morire più decorosamente, con anche la parte inferiore del corpo coperta. Così fu trafitto da ventitré pugnalate, con un solo gemito, emesso sussurrando dopo il primo colpo; secondo alcuni avrebbe gridato a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui: "Anche tu, Bruto, figlio mio!". Rimase lì per un po’ di tempo, privo di vita, mentre tutti fuggivano, finché, caricato su una lettiga, con il braccio che pendeva fuori, fu portato a casa da tre schiavi.» Cadde ai piedi della statua di Pompeo.cite-ref-230[219]

Le ultime parole di Cesare sono state riferite in vario modo:

• mwb-amwb-eΚαὶ σὺ, τέκνον; (mwb-iKai su, teknon?, in greco, "Anche tu, figlio?")cite-ref-morte-svetonio-231-0[220]
• mwb-gmwb-kTu quoque, Brute, fili mi! (in latino, "Anche tu, Bruto, figlio mio!")cite-ref-232[221]
• mwb-8Et tu, Brute? (in latino, "Anche tu, Bruto?"), che è la versione riportata da mwb-aWilliam Shakespeare nella tragedia mwb-emwb-iGiulio Cesare.cite-ref-233[222]

Svetonio riferisce che, secondo il medico Antistio, nessuna delle ferite subite da Cesare fu mortale, con l'eccezione della seconda, in pieno petto.cite-ref-morte-svetonio-231-1[220]

Alcuni storiografi ipotizzarono una teoria, accettata da alcuni storici attuali, secondo la quale Cesare, malato, debole ed mwb-0epilettico avesse programmato la sua morte per "uscire di scena in grande stile", evitando una decadenza e una fine lenta, e assicurandosi un ricordo forte nella popolazione.

La successione

Come erede principale a cui spettavano i tre quarti delle sue ricchezze, Cesare lasciò il giovane pronipote diciottenne mwcauOttaviano, che si trovava nell'mwcayIllirico, ad mwcacApollonia, poiché doveva sovraintendere all'organizzazione dei preparativi per le due grandi spedizioni che Cesare aveva intenzione di intraprendere: quella contro i mwcagDaci di mwcakBurebista e l'altra contro i mwcaoParti, in Oriente. Ottavio, una volta informato dell'uccisione del prozio, decise di tornare a Roma per reclamare i suoi diritti di mwcasfiglio adottivo e di erede di Cesare. Assieme a lui erano stati nominati eredi mwcawLucio Pinario e Quinto Pedio, a cui spettò il restante quarto del patrimonio di Cesare; solo Ottavio, però, poté prendere, in quanto suo figlio adottivo, il nome del defunto, divenendo così Gaio Giulio Cesare Ottaviano. Cesare lasciò inoltre agli abitanti di Roma trecento mwca0sesterzi ciascuno e i suoi giardini sulle rive del mwca4Tevere.cite-ref-234[223]

Il 20 marzo il corpo di Cesare fu cremato nel foro: i mwcbocesaricidi avevano inizialmente pensato di buttarlo nel Tevere subito dopo l'assassinio, ma il proposito era rimasto incompiuto in quanto molti senatori, spaventati da quanto era successo, avevano subito lasciato il Senato. Marco Antonio, che era divenuto il nuovo leader cesariano (Ottaviano era ancora in Illirico), fece costruire la mwcbspira nel campo Marzio, in prossimità della tomba della figlia di Cesare, Giulia, e fece collocare nel foro, vicino ai Rostri, un'edicola dove fece esporre la toga insanguinata che Cesare indossava al momento della morte. Innumerevoli persone sfilarono nel campo Marzio per portare doni e si celebrarono dei mwcbwludi in memoria del defunto, dove si recitarono alcuni toccanti versi di mwcb0Pacuvio. Antonio, lesse poi, come mwcb4laudatio funebris, il decreto con cui il Senato aveva conferito a Cesare tutti gli onori umani e divini e con cui gli stessi senatori si erano impegnati a proteggere Cesare. Decise, poi, di far trasportare il corpo del defunto per il foro, portato a braccio da magistrati su un lenzuolo, in modo che fossero ben visibili le pugnalate che egli aveva ricevuto: mentre alcuni cominciarono a chiedere che il corpo fosse cremato nella curia di Pompeo o nella cella di Giove Capitolino, alcuni uomini diedero fuoco al cataletto, e le fiamme furono subito alimentate dalla folla degli astanti, che cominciarono a buttarvi fascine, oggetti di legno e gli stessi doni che portavano. I veterani di Cesare, anzi, arrivarono a buttare nel rogo armi e gioielli, e a rendere omaggio giunsero anche gli stranieri, tra cui gli Ebrei, che erano grati a Cesare perché aveva sconfitto Pompeo, colpevole di aver violato il mwcb8Tempio di Gerusalemme, entrando nel mwccaSancta sanctorum.cite-ref-235[224] Nel luogo della cremazione fu eretto in seguito il mwccuTempio del Divo Giulio.

Nessun diritto di successione poté mai reclamare mwcccCesarione, figlio naturale di Cesare, concepito con la regina d'mwccgEgitto, mwcckCleopatra VII, durante il suo soggiorno del mwcco48 a.C. La regina egiziana rimase famosa per essere stata non solo l'amante di mwccsMarco Antonio dopo la morte del dittatore, ma soprattutto per aver collaborato con lui al fine di creare un nuovo impero in Oriente che potesse contrastare il crescente potere di Ottaviano in Occidente. Il dissenso nato così tra Antonio e Ottaviano determinò una mwccwnuova guerra civile che culminò con la morte degli stessi Antonio e Cleopatra nel mwcc030 a.C. e la trasformazione, attuata da Ottaviano, della mwcc4Repubblica romana in mwcc8impero.

Nel mwcde42 a.C., quando gli eserciti di Marco Antonio e Ottaviano si apprestavano ad attaccare quelli dei mwcdicesaricidi Bruto e Cassio a mwcdmFilippi, la leggenda racconta che la figura di un uomo di incredibile grandezza e d'aspetto spaventoso apparve nella tenda di Bruto. Questi, riconosciuta la figura di Cesare, chiese all'ombra chi fosse. Essa rispose: "Il tuo cattivo demone, Bruto. Mi rivedrai a Filippi", e Bruto coraggiosamente rispose a sua volta: "Ti vedrò". Pochi giorni dopo, a Filippi, quando la vittoria dei cesariani era ormai certa, Cassio si suicidò con il pugnale con cui aveva trafitto Cesare, e poco dopo anche lo stesso Bruto, per non cadere in mano nemica, si diede la morte. Così, a due anni dall'assassinio di Cesare, tutti coloro che avevano preso parte alla congiura avevano perso la vita, e la vendetta del mwcdqdivus era compiuta.cite-ref-236[225]

Cesare storico, scrittore, oratore

La sua opera di scrittore - racchiusa principalmente nei suoi commentari sulla guerra in mwceyGallia mwcec(mwcegDe bello Gallico) e sulla mwcekguerra civile contro mwceoPompeo e il mwcesSenato mwcew(mwce0De bello civili) - pone Giulio Cesare tra i più grandi maestri di stile della prosa latina.

Le narrazioni, apparentemente semplici e in stile diretto, sono di fatto un annuncio molto sofisticato del suo programma politico, in modo particolare per i lettori di media cultura e per la piccola aristocrazia sia d'Italia sia delle mwce8province.

Lista delle opere

Le sue principali opere letterarie giunte sino a noi sono:

• i mwcfucommentari sulle mwcfycampagne per sottomettere i mwcfcGalli, fra il mwcfg58 e il mwcfk52 a.C. (mwcfomwcfsCommentarii de bello Gallico). L'opera consta di sette libri, più un libro ottavo, composto probabilmente dal luogotenente di Cesare, mwcfwAulo Irzio, per completare il resoconto della campagna e coprire il lasso di tempo che separa la guerra di Gallia da quella civile: si tratta di un'opera dallo stile lineare ma piacevole, con interessanti riferimenti etnografici sulle popolazioni incontrate durante il viaggio. Cesare, per aumentare l'obiettività dell'opera, usa la terza persona, anche se si tratta chiaramente di un metodo per esaltare la sua figura personale e per metterla in rilievo nella narrazione e nelle vicende descritte.cite-ref-237[226] Le descrizioni sono comunque fredde e asettiche, prive di enfasi retorica e partecipazione emotiva: anche le scelte più terribili, come quelle di sterminare migliaia di persone, appaiono così non solo necessarie, ma addirittura prive di un'alternativa. Il mwcgeDe bello Gallico risulta così essere un'apologetica opera di propaganda della campagna di Gallia;cite-ref-238[227]
• i commentari sulla mwcgcguerra civile contro le forze di mwcggPompeo e del mwcgkSenato (mwcgomwcgsCommentarii de bello civili). In tre libri Cesare spiega e racconta la guerra civile del mwcgw49 a.C. e il suo rifiuto di ubbidire al Senato;
• un epigramma in versi su mwcg4Terenzio, del quale sono giunti a noi solo alcuni frammenti.

Le opere perdute includono: diverse orazioni (in una di esse, l'elogio funebre della zia Giulia, si affermava la discendenza della mwchagens Iulia da Iulo e quindi da mwcheEnea e mwchiVenere); un trattato in due libri su problemi di lingua e stile (mwchmmwchqDe analogia), terminato nell'estate del 54; vari componimenti poetici giovanili; una raccolta di detti memorabili; un poema sulla spedizione in Spagna nel 45; un pamphlet in due libri, intitolato mwchumwchyAnticato o mwchcAnticatones, contro la memoria di mwchgCatone Uticense, scritto in polemica con l'elogio di Catone composto da mwchkCicerone su richiesta di Bruto.

Infine, opere spurie sono, oltre al libro ottavo del mwchsDe bello Gallico, tre opere del cosiddetto mwchwCorpus Caesarianum:

• mwch8mwciaBellum Hispaniense, sulla guerra in mwcieSpagna
• mwcimmwciqBellum Africum, sulla guerra in mwciuAfrica
• mwcicmwcigBellum Alexandrinum, sulla guerra nel mwcikVicino Oriente ed mwcioEgitto

e i resoconti degli ultimi avvenimenti della guerra civile, composti da ufficiali di Cesare. In queste tre ultime opere risulta evidente il diverso stile della prosa, evidentemente meno limpido ed entusiasmante di quello utilizzato da Cesare nelle sue due opere.

Gli autori di queste opere spurie erano probabilmente dei luogotenenti molto fedeli a Cesare, tra i quali figurano mwci0Gaio Oppio e, forse nella redazione del mwci4Bellum Alexandrinum, lo stesso Aulo Irzio.

Sulla figura di Cesare come scrittore, significativo è il seguente passo di Svetonio:cite-ref-239[228]cite-ref-240[229]

«[55] Eguagliò o superò la gloria dei migliori, tanto nell'eloquenza quanto nell'arte militare. Dopo la sua accusa contro Dolabella, fu, senza ombra di dubbio, annoverato tra gli avvocati principi. Sta di fatto che Cicerone, nel

Bruto

, elencando gli oratori, dice: "Non vedo a chi Cesare debba cedere il passo: ha un'esposizione elegante, chiara e, in un certo senso, anche magnifica e generosa".

In una lettera a

Cornelio Nepote

ne parla così: "Chi, dimmi, gli vorresti anteporre, anche cercando tra quegli oratori che non si siano mai dedicati ad altro? Chi più di lui è arguto o ricco nei concetti? Chi è più ornato o più elegante nelle espressioni?"

Da giovane aveva preso a modello, a quanto pare, Strabone Cesare, e nella sua

Divinazione

ne riportò letteralmente alcuni brani, tolti dall'orazione

Per i Sardi

. Pronunciava i discorsi, dicono, con voce alta e acuta, e il suo gestire era concitato e ardente, ma non privo di eleganza. Ci rimangono alcune sue orazioni, ma in alcuni casi l'attribuzione non è sicura. Augusto stima con ragione che quelle intitolata

Per Quinto Metello

non sia stata pubblicata da lui ma raccolta da qualche stenografo che non riusciva perfettamente a tenergli dietro mentre parlava; e infatti su alcune copie trovò l'indicazione

scritta per Metello

invece del titolo

Per Quinto Metello

, benché il discorso sia in persona di Cesare e in difesa propria e di Metello contro gli accusatori di entrambi. Lo stesso Augusto reputa molto azzardato attribuirgli anche le orazioni

Ai soldati in Ispagna

, tramandate in numero di due: una sarebbe stata pronunciata in occasione del primo combattimento, e l'altra per il successivo, nel quale però Asinio Pollione sostiene che non ebbe neppure il tempo di arringare le truppe per l'improvviso attacco del nemico.

[56] Lasciò anche dei

Commentari

sulle sue gesta nella guerra gallica e in quella civile contro Pompeo. È però incerto che sia l'autore anche di quelli sulla guerra alessandrina, su quella africana e su quella spagnola. Alcuni li attribuiscono a Oppio e altri a Irzio, che terminò anche l'ultimo libro del

De bello Gallico

, altrimenti rimasto incompiuto. Parlando dei

Commentari

di Cesare, Cicerone così si esprime nello stesso

Bruto

: "Scrisse anche dei

Commentari

che si devono assolutamente ammirare: sono nudi, scarni e belli, spogliati di qualsiasi ornamento oratorio come un corpo della sua veste. Ma, mentre volle offrire agli altri il materiale per scrivere la storia, forse fece opera grata agli inetti che vorranno agghindarlo con riccioli artificiosi, ma distolse i sani di mente dallo scriverne".

Così scrive Irzio, riferendosi agli stessi

Commentari

: "Sono tanto universalmente lodati che sembrano voler togliere e non offrire ad altri l'occasione di scrivere sullo stesso argomento. Per quanto mi riguarda, la mia ammirazione è ancora maggiore; tutti infatti ne conoscono la purezza e l'eleganza dello stile, ma io so anche con quanta facilità e rapidità furono scritti". Asinio Pollione, invece, li reputa scritti con scarsa cura e con poco rispetto della verità. "Infatti" dice "in molti casi Cesare prestò fede con leggerezza alle imprese riferite da altri, e in quanto alle proprie le riportò in modo inesatto, sia per deliberato proposito sia per errore di memoria, e credo li avrebbe voluti riscrivere e correggere". Cesare lasciò anche due libri

Sull'analogia

e altrettanti di un

Anticatone

, e inoltre un poemetto

Il viaggio

. Scrisse la prima di queste due opere durante il passaggio delle Alpi, mentre dalla Gallia Citeriore tornava al comando dell'esercito, dopo aver tenuto le assise come pubblico magistrato. La seconda fu scritta su per giù all'epoca della battaglia di Munda; l'ultima quando da Roma raggiunse la Spagna Ulteriore in ventitré giorni. Ci rimangono anche le lettere da lui indirizzate al senato, lettere che egli per primo piegò in pagine, come fossero libretti di annotazioni, mentre fino ad allora i consoli e i magistrati mandavano i fogli scritti per intero, su tutta la loro larghezza. Ci resta anche qualche lettera a Cicerone, e ai familiari su questioni domestiche. In queste ultime, quando voleva scrivere qualcosa di segreto o di riservato, lo metteva in cifra, mutando cioè l'ordine delle lettere, in modo da togliere ogni significato alle parole. Chi vuole esaminarle e decifrarle non ha che da cambiare la quarta lettera dell'alfabeto, la

d

, in

a

, e seguitare così con le altre. Si ricorda che [...] da giovane scrisse alcune operette, quali un poemetto

In lode di Ercole

, una tragedia,

Edipo

, e anche una

Raccolta di sentenze

. Augusto vietò la pubblicazione di queste operette con una brevissima e semplice lettera a Pompeo Macro, che aveva l'incarico di riordinare le biblioteche.»

(Svetonio, Vite dei Cesari, Cesare, 55-56, adattamento della traduzione di Felice Dessì)

Cesare fu, oltre che grande protagonista politico delle vicende del suo tempo, anche importante mwckyoratore. Le sue orazioni sono andate perdute: esiste un rifacimento mwckcsallustiano di quella pronunziata il 5 dicembre del mwckg63 e anche due orazioni funebri una per la zia Giulia (moglie di mwckkGaio Mario) e un'altra per la moglie mwckoCornelia, mentre di altre orazioni è rimasta solo notizia (mwcksIn Dolabellam, mwckwPro rogatione Plautia, mwck0Pro Bithinis, mwck4Pro Decio Samnite). I giudizi degli antichi sull'eloquenza di Cesare erano concordemente positivi.cite-ref-244[233]

Note

mwclkAnnotazioni

cite-note-31. La storiografia al riguardo non ha del tutto chiarito se il legame tra Cossuzia e Cesare fosse il matrimonio o solamente una sorta di fidanzamento.
cite-note-4N 2. Il mwcmipraenomen "Gaio" è forma corretta rispetto al pur comune "Caio". La forma "Caio", infatti, si è diffusa a seguito di una errata interpretazione dell'abbreviazione epigrafica "C." (cfr., tra gli altri, Conte, Pianezzola, Ranucci, mwcmmDizionario della lingua latina, mwcmqsub voce Gaius: «il fraintendimento dell'abbr., in cui la G si scriveva, per conservazione di grafia arcaica, C., ha generato la forma "Caio"»).
cite-note-164N 3. Le circostanze specifiche in cui tale passaggio avvenne risultarono in una pagina imbarazzante che Cesare preferì saltare nella sua versione dei fatti,cite-ref-159[157] ma che vennero riportate da mwcmwAsinio Pollione e si possono ritrovare in Plutarco,cite-ref-160[158] Svetoniocite-ref-161[159] e Appianocite-ref-162[160]cite-ref-163[161]
cite-note-166N 4. Il fidato luogotenente mwcoaTito Labieno, sdegnato dalla scelta di Cesare di dichiarare guerra allo stato romano, abbandonò il suo generale per unirsi alla causa dei pompeiani. Morì qualche anno dopo combattendo a mwcoeMunda contro lo stesso Cesare.
cite-note-179N 5. Il nome mwcouΚαισαρίων, con cui il bambino fu chiamato dagli abitanti di Alessandria, è in realtà il diminutivo, in greco, del nome Καῖσαρ, e andrebbe tradotto come mwcoyCesaretto. Cfr. mwcocmwcogCanfora 1999,mwcok p. 229.
cite-note-198N 6. Per quell'anno scelse come suo mwco0magister equitum il futuro mwco4triumviro mwco8Marco Emilio Lepido.
cite-note-213N 7. Secondo mwcpmPlinio il Vecchio (mwcpqNaturalis Historia, XXXIII,17), le riserve ammontavano a 15mwcpu 000 libbre d'oro in lingotti, 35mwcpy 000 d'argento, anch'esse in lingotti, e quaranta milioni di sesterzi.
cite-note-214N 8. Il numismatico Henry Coen segnala l'esistenza di una moneta in oro che rappresenta Pompeo Magno mentre celebra il trionfo nel 67 a.C. Si trattava probabilmente di un caso isolato, che non aveva precedenti e non doveva avere seguito.
cite-note-216N 9. Secondo Georges Depeyrot appare in circa il 10% delle emissioni.
cite-note-219N 10. Sul potenziale pericolo costituito dai popoli contro i quali Cesare stava organizzando le sue spedizioni si vedano: mwcqeMarco Tullio Cicerone, mwcqiLettere ad Attico, 14,9,3 mwcqqCassio Dione, mwcqumwcqyStoria romana, XLVII,27,2-5.
cite-note-222N 11. È un esempio la situazione in cui si trovarono i legionari di mwcqoGneo Pompeo Magno: tornati dalle guerre in Oriente, si videro negare le assegnazioni di mwcqsager publicus in quanto il senato, nel tentativo di danneggiare lo stesso Pompeo, cercò di intaccare la fedeltà che i soldati avevano verso lui. La situazione si risolse quando Cesare, asceso al consolato, fece approvare al senato la concessione degli appezzamenti di mwcqwager publicus ai veterani di Pompeo.

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cite-note-1311. Nel mwcya46 a.C., al culmine del suo potere, Cesare per sottolineare la sua discendenza dalla dea dedicò, infatti, a Venere Genitrice un tempio nel nuovo mwcyeForo da lui fatto restaurare.
cite-note-1412. mwcyuPlinio il Vecchio, mwcyyHistoria naturalis, VII mwcyc mwcyk«I bambini le cui madri morivano dando loro la luce nascevano con i migliori auspici: è così che nacquero Scipione l'Africano Maggiore e il primo dei Cesari, che prese questo nome per l'operazione di parto cesareo a cui fu sottoposta a madre.»
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cite-note-1614. Quest'ipotesi sarebbe avvalorata dalla scoperta di alcune monete emesse da Cesare all'inizio della guerra civile, che rappresentano un elefante che calpesta un serpente. Il primo dei Cesari di cui si hanno notizie certe è, però, mwcziSesto Giulio Cesare, che fu mwczmpretore nel mwczq208 a.C., e che quindi non aveva potuto partecipare alla prima guerra punica.
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cite-note-109107. Provincia costituita nel mwdcw121 a.C. che comprendeva tutta la fascia costiera e la valle del mwdc0Rodano, nelle attuali mwdc4Provenza e mwdc8Linguadoca.
cite-note-110108. Lawrence Keppie (in mwddmThe making of the roman army, from Republic to Empire, mwddqOklahoma 1998, pp. 80-81) suppone che la mwddulegio X fosse posizionata nella capitale della Gallia Narbonense: mwddyNarbona.
cite-note-111109. mwddomwddsSvetonio, Vite dei Cesari,mwdd0 mwdd4Cesare, 22.
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cite-note-119117. Queste cifre sono fornite dallo stesso Cesare, che le avrebbe desunto da tabelle trovate nel campo elvetico dopo la vittoria (Cesare, mwdgkDe bello Gallico, I,29,1-3). Secondo alcuni studiosi però, il numero delle forze nemiche sarebbe stato appositamente gonfiato dal generale romano e andrebbe dimezzato (cfr. Eberhard Horst, mwdgoGiulio Cesare, p. 138). Quest'esagerazione andrebbe spiegata per ragioni propagandistiche; secondo altri invece, tra cui Camille Jullian (in mwdgsHistoire de la Gaule, III p. 194), la cifra sarebbe stata riportata correttamente.
cite-note-120118. Cesare, mwdg8De bello Gallico, I,7.
cite-note-121119. Cesare riferisce di aver ordinato la formazione di due nuove legioni, solo successivamente al primo scontro con gli Elvezi. È probabile, al contrario, che egli ne avesse già ordinato l'arruolamento, non appena apprese della migrazione degli Elvezi. Non voleva farsi trovare impreparato, allo stesso tempo doveva giustificare questa sua decisione in senato. Doveva trovare il pretesto per questa sua azione, che altrimenti sarebbe risultata, agli occhi dei senatori più ottusi, come un fatto premeditato per aggredire i popoli della Gallia (Cesare, mwdhmDe bello Gallico, I,10).
cite-note-122120. Cesare, mwdhcDe bello Gallico, I,2-29 mwdhkPlutarco, mwdhoCesare, 18 mwdhwCassio Dione, mwdh0mwdh4Storia romana, XXXVIII,31-33.
cite-note-123121. Una simile richiesta fu di fatto un implicito riconoscimento dei Galli all'autorità di Cesare (cfr. mwdiimwdimCarcopino 1981,mwdiq p. 275).
cite-note-124122. Cesare, mwdigDe bello Gallico, I,39-40. Si tratta dell'unico caso di ammutinamento verificatosi durante la campagna di Gallia.
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cite-note-131129. Si tratta del figlio del triumviro mwdlwMarco Licinio Crasso.
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cite-note-177173. Cesare, mwdbcDe bello civili, III, 106, 1.
cite-note-178174. La tradizione vuole che Cesare, vista la testa imbalsamata di Pompeo, scoppiò in lacrime. Di questo parla anche mwdbsPetrarca nel sonetto 102 del suo mwdbwmwdb0Canzoniere:mwdb4 mwdca«Cesare, poi che'l traditor d'Egitto li fece il don de l'onorata testa, celando l'allegrezza manifesta pianse per gli occhi fuor sì come è scritto; [...]»
cite-note-180175. Cesare, mwdcgDe bello civili, III,111 mwdcoPlutarco, mwdcsCesare, 39,5.
cite-note-181176. mwdc8Plutarco, mwddaCesare, 49,8mwdde mwddm«Fu costretto a buttarsi in acqua e a stento si poté salvare a nuoto. Si dice che in quell'occasione egli avesse in mano molte carte, e per quanto venisse preso di mira e dovesse immergersi, non le lasciò, ma con una mano teneva quei fogli fuor d'acqua, e con l'altra nuotava.» mwddqmwdduSvetonio, Vite dei Cesari,mwddc mwddgCesare, 64 mwddk mwdds«Si gettò in mare, e nuotando per duecento passi si salvò a bordo della nave più vicina, tenendo la mano sinistra alzata per non bagnare alcune carte, e trascinandosi dietro il mantello stretto tra i denti, per non lasciarlo come un trofeo in mano ai nemici.» mwddwCassio Dione, mwdd0Storia romana, XLII, 40,8.
cite-note-182177. mwdeeBellum Alexandrinum, 74-76 mwdemPlutarco, mwdeqCesare, 50,2 mwdeyAppiano, mwdecLe guerre civili, II,91 mwdekCassio Dione, mwdeomwdesStoria romana, XLII,47.
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cite-note-185180. mwdf4Bellum Africanum, 83 mwdgaPlutarco, mwdgeCesare, 53,4 mwdgmAppiano, mwdgqLe guerre civili, II,96-97 mwdgyCassio Dione, mwdgcmwdggStoria romana, XLIII,7-8.
cite-note-186181. mwdgwBellum Africanum, 88,3-5 mwdg4Plutarco, mwdg8Cesare, 54,2; mwdhaCatone Minore, 70 mwdhiAppiano, mwdhmLe guerre civili, II,98-99 mwdhuCassio Dione, mwdhymwdhcStoria romana, XLIII,11.
cite-note-187182. Oltre agli storici che trattano la vita di Cesare, anche il filosofo mwdhsSeneca esaltò la sua clemenza, e pose infatti Cesare come modello da imitare nel suo mwdhwDe clementia.
cite-note-188183. mwdiaBellum Africanum, 98,2 mwdiiPlutarco, mwdimCesare, 55,1 mwdiuCassio Dione, mwdiymwdicStoria romana, XLIII,14,2.
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cite-note-237226. L'uso della terza persona da parte di Cesare è anche oggetto di ironia: cfr. mwd0wAsterix e Obelix di mwd00René Goscinny e mwd04Albert Uderzo, mwd08Asterix e il regno degli dei, tavola 2A e prima metà della tavola 2B mwd1a mwd1i«(Gaio Giulio Cesare, alla presenza di alcuni uomini illustri di Roma, fa luce sulla situazione sociopolitica della Gallia) mwd1qCesare: Vi farò alcuni brevi commentari: in Gallia, dopo che Vercingetorige fu sconfitto, egli depose le sue armi ai piedi del glorioso capo... che occupò tutta la Gallia. Tutta? No! Un piccolo villaggio d'irriducibili Galli osò, e osa tuttora, resistere a lui! mwd1yCittadino 1 rivolto a mwd1cCittadino 2: Ma di chi sta parlando? mwd1kCittadino 2 risponde a mwd1oCittadino 1: Di lui. Parla sempre di sé stesso in terza persona. mwd1wCittadino 1 rivolto a mwd10Cesare: È formidabile! mwd18Cesare: Chi? mwd2eCittadino 1: Beh... voi! mwd2mCesare: Ah!... Lui!»
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cite-note-240229. Per mwd3qmwd3uCanfora 1999,mwd3y p. 389 è "il più bel capitolo di storia letteraria su Cesare".
cite-note-2414. mwd3oCicerone, mwd3sBruto, 261: mwd3w"Caesar (...) non video cui debeat cedere. Splendidam quandam minimeque veteratoriam rationem dicendi tenet, voce motu forma etiam magnificam et generosam quodam modo." Svetonio riporta più succintamente: mwd30"certe Cicero ad Brutum oratores enumerans negat se videre cui debeat Caesar cedere, aitque eum elegantem, splendidam quoque atque etiam magnificam et generosam quodam modo rationem dicendi tenere." Il mwd34minime veteratoriam ("per nulla scaltra, ingannevole") di Cicerone viene reso da Svetonio con mwd38splendidam, che andrebbe quindi inteso nel senso di "chiara, diretta" (cf. John C. Rolfe, "Notes on Suetonius", mwd4aTransactions and Proceedings of the American Philological Association, Vol. 45, 1914 [pp. 35-47], p. 47).
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Collegamenti esterni

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• mweaeOpere di Giulio Cesare con concordanze e liste di frequenza, su intratext.com. URL consultato il 14 novembre 2018.